La maggioranza si presenta compatta in Aula, a differenza delle ultime decine di Consigli comunali andati deserti o saltati per mancanza del numero legale, con il solito sperpero di soldi pubblici. Tra i banchi c’è l’assessore regionale Alfonso Pisicchio, parecchio distratto, ma presente. Ci sono pure gli assessori.

Prova di forza della maggioranza, per la verità solo tentata, per l’elezione non condivisa e comunicata all’ultimo momento del nuovo presidente del Consiglio Comunale dopo le dimissioni di Pasquale Di Rella, passato nel gruppo misto e pronto a battagliare su ogni singolo provvedimento.

Pronti, via. La seduta rischia di saltare per il ritardo dello stesso neo presidente Michelangelo Cavone, eletto con il voto di Livio Sisto, il 24esimo, confermando il gruppo Pisicchio quale stampella senza cui lo zoppicante Decaro cadrebbe malamente. Gli scivoloni procedurali sono tanti, almeno sette quelli individuati dall’ex presidente Di Rella. Cavone, dicevamo, imposto dal Pd, con 8 consiglieri esprime 3 assessori, il vicesindaco, e ora anche il presidente del Consiglio comunale. Quest’ultimo invoca la politica con la P maiuscola nel suo discorso, annuncia di averlo scritto a mano, ma appare evidente si tratti di una stampa.

“Sarò rigido e rigoroso”, dice Cavone rivolgendosi a consiglieri ed assessori, chiedendo all’Aula di discutere gli ordini del giorno giacenti, anche da anni. Eredità del predecessore, ringraziato in più occasioni da diversi colleghi. Un bel discorso quello del presidente di tutti. Questo dice di voler essere Cavone. “Sbaglierò tanto, ma saprete correggermi”, aggiunge quasi citando Papa Giovanni Paolo II.

La storia non cambia: liti all’interno delle opposizioni e poi tra le opposizioni e la maggioranza. E ancora il solito viavai fuori e dentro l’Aula, sempre più desolante dopo la nomina del presidente. Delega ai trasporti e alla viabilità della Città Metropolitana rimessa nelle mani del Sindaco, per iniziare un percorso ad ammissione dello stesso Cavone a lui “sconosciuto”.

Di Rella spiega i motivi della rinuncia alla poltrona, all’indennità di carica: Consigli comunali litigiosi, continui tentativi di violare le regole e soprattutto la maggioranza di centrosinistra schierata apertamente contro la proposta di maggiore produttività avanzata ai colleghi. Nessuna rottura politica alla base della scelta, insomma, ma una presa netta di posizione con conseguente decisione finale.

Non manca l’affondo alla Giunta. Ventinove interrogazioni alle quali gli assessori hanno risposto con netto ritardo. L’ex presidente era stufo del lassismo dell’assise, seppure su di lui tira una nuova aria politica, lontana dal centrodestra e al centrosinistra. Non è passata inosservata la presenza nel pubblico del presidente di Realtà Italia, Giacomo Olivieri. Chissà se Di Rella sarà riuscito a dare la scossa necessaria. Una cosa è certa. Per l’ennesima volta, la donna, si conferma elemento da campagna elettorale per il PD, che ha perso l’occasione di lenire l’offesa subita in Aula dalla consigliera Melini, eleggendo proprio una donna alla presidenza del Consiglio comunale di Bari.

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