L’avevano titolata “LE RAGIONI DEL NO” e annunciavano tra i relatori, oltre al Presidente Onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, dei portavoce pentastellati al Senato della Repubblica Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, nonché Antonella Laricchia, pure portavoce, ma nel Consiglio della Regione Puglia. L’annuncio prevedeva, infine, introduzione e moderazione dell’evento a cura del portavoce M5S al Municipio 1 del Comune di Bari Italo Carelli.

Premesse (e promesse) quasi tutte rispettate, salvo l’assenza di Barbara Lezzi che non è stata né giustificata, né annunciata e di fatto è stata sostituita dal docente di diritto costituzionale dell’Università del Salento, professor Nicola Grasso.

Qualche piccola defaillance organizzativa. Era evidente, per chi è aduso frequentare conferenze e convegni, che i volontari del movimento erano alla prima esperienza. Il moderatore, Italo Carelli, se l’è cavata a mala pena. Non sarebbe stato un errore utilizzare un professionista. Non lo dico certamente per sponsorizzare la categoria dei giornalisti (Cicero pro domo sua?), ma è solo un modesto suggerimento: un relatore centrale dello spessore di Ferdinando Imposimato, meritava ben altra introduzione, così come meritava maggiore pubblicizzazione l’evento. Il salone dell’Hotel Excelsior, che ospitava la serata, non era certamente vuoto, ma non c’era il tutto esaurito e ascoltatori in piedi come il nome di Imposimato avrebbe fatto prevedere e meritava.

Carelli, dopo poche personali sintetiche affermazioni sulle “sue ragioni” per votare NO al referendum del 4 dicembre, soffermandosi sul vincolo di mandato, ha subito ceduto la parola ad Antonella Laricchia. La portavoce regionale ha puntato il dito sull’immunità parlamentare che grazie alla riforma Renzi-Boschi verrà estesa ai 74 consiglieri regionali e ai 21 sindaci che comporrebbero il nuovo Senato. Si è spinta quindi nelle previsioni degli eleggendi consiglieri regionali-senatori pugliesi: ovviamente, secondo lei, tutti gli inquisiti, gli indagati, se non i condannati in primo grado.  Interessante anche il suo antecedente riferimento al vulnus del diritto di voto, negato ai cittadini con l’elezione dei nuovi senatori tra consiglieri regionali e sindaci. Non ha fatto mancare una critica forte alla “buona scuola”, riforma di questo governo, che, permettete una mia considerazione, è riuscita nell’arduo compito di rompere il feeling tra sinistra (o centrosinistra italiano) e mondo della scuola che esisteva da sempre.

È stata la volta di Nicola Grasso. Il costituzionalista salentino è stato davvero bravo nel rendere accessibili a tutti e facilmente comprensibili le sue argomentazioni giuridiche, piuttosto raffinate. Particolarmente affascinanti i ragionamenti che evidenziavano come questa riforma costituzionale apriva il varco ad una deriva autoritaria, a suo giudizio, non certo casuale, ma voluta e anche fortemente da Renzi. Non è un caso, sosterrà Grasso, che in Turchia Erdogan stia facendo approvare un’analoga riforma costituzionale. Quanto a presappochismo, basta osservare che si parla di un senato composto da 100 persone (74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori a vita nominati da Mattarella) dimenticando che i 4 senatori a vita, tuttora viventi, nominati da Napolitano, più quest’ultimo, andranno necessariamente ad aggiungersi a quel numero. Certo fa riflettere sulle capacità di chi ha scritto quella riforma. Bell’intervento in sostanza, secondo solo a quello di Ferdinando Imposimato.

Tra le due relazioni quella di Maurizio Buccarella, come abbiamo già detto portavoce al Senato del M5S. Autodefinitosi modesto avvocato di provincia, non è stato affatto male. Sintetico, comprensibile, non ha volato alto, ma neanche ha sfigurato, nonostante il confronto impari con chi lo precedeva e, soprattutto con chi seguiva.

Ferdinando Imposimato, com’è nella sua storia e nelle sue abitudini, non usa mezzi termini: definisce subito questa riforma costituzionale voluta da Renzi come qualcosa che ci porterebbe verso la dittatura, un pericolo per la libertà del popolo italiano e per il godimento dei suoi diritti sociali, faticosamente conquistati in lustri e decenni. Ricorda che il clima che si respira è brutto: un presidente del Consiglio, a suo giudizio, non può criminalizzare e sbeffeggiare chi non la pensa come lui.

Ricordati scritti di Calamandrei e De Gasperi in proposito, esprime il fondato timore che la riforma sia propedeutica ad asservire la magistratura alle volontà del governo. Infatti, si riduce l’età massima per il pensionamento dei magistrati, salvo i vertici, che ci si ingrazia mantenendoli in servizio. Questa riforma è in realtà voluta dal gruppo Bildemberg e dalla banca JPMorgan, insomma in una parola dal vertice dei poteri forti. Non è un caso che i due presidenti del Consiglio nominati prima di Renzi di quel gruppo facessero parte.

Imposimato ha concluso ricordando che la nostra Carta Costituzionale affonda le sue radici in quelle montagne dove sono morti giovani partigiani per ridarci la libertà, a suo tempo perduta e oggi minacciata.

Detto da un altro sarebbe apparso demagogico, detto da Imposimato è solo naturale conseguenza, testimoniata da una vita al servizio dello Stato e del Popolo sovrano.

Un ultimo consiglio agli organizzatori: le iscrizioni ad intervenire raccoglietele alla fine delle relazioni, non all’inizio. Diversamente, chi interverrà sarà del tutto avulso dal contesto e parlerà solo per il piacere di ascoltarsi, che non coincide spesso con quello degli altri partecipanti.

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