Una bocciatura su aspetti formali, più che sostanziali, ristretta al campo delle motivazioni, della trasparenza e della tempistica, e comunque relativa ad un numero troppo esiguo di atti controllati per rappresentare una sentenza definitiva. Questa la tesi del segretario generale del Comune di Bari, Mario D’Amelio, che per un corretto inquadramento della Relazione del I Semestre 2016 del Nucleo per il controllo interno successivo di regolarità, precisa quanto segue.

“L’art. 147bis, comma 2° del TUEL – inizia D’Amelio – prevede che il controllo successivo di regolarità, e non come da più parti erroneamente definito di “legittimità”, sia condotto secondo il metodo di revisione aziendale e con sistemi di campionamento su tipologie omogenee di determine dirigenziali, nella misura del 5% della singola categoria scelta. Questo ci dice che il controllo in esame non è paragiudiziale degli atti ma mirato a monitorare e a migliorare la qualità degli atti in diretto confronto e collaborazione con gli uffici che vi sono sottoposti. Di tutto questo è dato atto proprio al comma 1° dell’art. 18 del Regolamento comunale sui controlli interni, allegato al Regolamento degli uffici e dei servizi. Altresì nella relazione è fatto espresso riferimento a quanto detto in precedenza, sottolineandosi la natura collaborativa di tale controllo interno”.

“Il controllo nel I semestre 2016 – continua il segretario generale -, è stato indirizzato verso categorie di atti particolari sulla base degli indirizzi del piano anticorruzione, nonché delle Direttive ANAC, della Deliberazione Sez. Autonomie Corte dei Conti per la redazione del Referto del Sindaco 2015 e infine su diretta indicazione del Sindaco stesso. In particolare, il focus dei controlli è stato diretto agli affidamenti contrattuali senza evidenza pubblica in accordo con le indicazioni sopra citate. Si ribadisce che i rilievi del nucleo di controllo interno sugli atti amministrativi comunali vanno intesi quindi non come repressivi ma quale esercizio di attività d’indirizzo agli uffici, in funzione di autocorrezione e miglioramento della gestione”.

“Da quanto detto – spiega ancora il dirigente -, deriva che le tipologie dei rilievi hanno riguardato sostanzialmente aspetti formali, rilevando i seguenti principali difetti: di motivazione, e cioè di motivazioni esistenti ma non perfettamente strutturate, nella misura del 31% circa; di trasparenza, dove per tale espressione s’intende imprecisioni nella compilazione dell’apposita scheda “trasparenza” allegata ai provvedimenti regolarmente pubblicati, che riguarda circa il 24% dei casi esaminati; di rispetto dei termini del procedimento, dove per tale espressione s’intende la difficoltà delle strutture di cercare di rendere più spedite le procedure, registrati nella misura del 19% circa dei casi esaminati”.

“Si chiarisce, altresì – conclude D’Amelio -, che il controllo successivo di regolarità è solo un aspetto del vasto sistema di controlli interni previsto dall’ordinamento e s’inserisce in un più vasto ciclo di rapporti collaborativi con le strutture comunali. Tali strutture hanno risposto positivamente alle numerose circolari e direttive inviate dal mio ufficio a seguito dei citati controlli. Inoltre, come evidenziato sia in premessa che in chiusura di relazione, il numero di atti controllati è troppo esiguo per costituire un indicatore probante della tendenza generale in atto. Tant’è che dal 2013 al 2015 i grafici della relazione indicano, sostanzialmente, una tendenza complessiva al ridursi dei rilievi di irregolarità, dato importante per attribuire il giusto peso alle rilevazione del I semestre 2016″.

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