Dopo quasi due anni dall’insediamento, è tempo di pagelle per Antonio Decaro e la sua giunta. Dieci assessori e assessore, fra cui un vicesindaco, presentati come “assessori tecnici” tranne quattro: Pietro Petruzzelli, cui l’assessorato fu promesso e poi dato come compenso per essersi a suo tempo ritirato dalle primarie); Angelo Tomasicchio, la lista “civica” Decaro per Bari; Paola Romano, partito democratico e Vincenzo Brandi, Realtà Italia.

Alla luce del tempo trascorso, ma soprattutto delle condizioni generali e complessive in cui si trova Bari, questa serie di valutazioni terrà conto anche della città stessa, nella sua componente umana e antropologica. Un’ottima amministrazione, infatti, è anche merito di una buona cittadinanza attiva.

A Bari, da baresi intendo, ci si gloria troppo di simboli e segni effimeri e ambigui, ci si vanta di possedere e praticare abitudini alimentari manco fossero indispensabili parametri di crescita, evoluzione e civilizzazione; ci si nasconde, in massa, dietro tradizioni religiose frettolosamente rimasticate e orecchiate. I nostri lettori più affezionati sanno benissimo, dalle centinaia di articoli, interviste, inchieste, foto, filmati, che di queste contraddizioni sostanziali e concrete le nostre pagine sono abbondantemente piene.

Un’altra premessa riguarda la scelta di indicare solo 10 assessori, compreso il vicesindaco, quando Bari, da statuto e relativo regolamento, potrebbe averne da dodici a 15. Questa, come tante altre, riguarda esclusivamente l’autoreferenzialità di un Sindaco che, pur dovendo tutto se stesso ai partiti (anche se detesta che glielo si ricordi), in realtà oggi è renzianamente un oligarca con la sua corte di “fedelissimi” che non rispondono più a coloro che li hanno indicati (perchè tutti gli assessori, chi più chi meno, erano comunque espressioni di una o più precise parti politiche).

LE PAGELLE 

Amministrazione nel suo complesso (Sindaco e assessori): 4 per i risultati ottenuti; 6 e mezzo per la fantasia nel farsi vedere presenti, attivi e sorridenti (oddio non tutti), sempre e ovunque, insomma fuffa. La media quindi non produce la sufficienza. Il voto, per tutti, è abbassato di un punto. Una penalizzazione dovuta alla eccessiva presenza mediatica e social. Presenza alla quale spesso non coincide la sostanza. Selfie e dichiarazioni dovrebbero abbondare solo a risultato ottenuto.

Francesca Bottalico, Assessore al Welfare (Solidarietà Sociale, Accoglienza, Integrazione, Pari Opportunità e sino al 8.2.2015 Emergenza Abitativa): 5 per non aver saputo concepire un vero e globale programma di welfare per la città, incapace di neutralizzare chi sul welfare ci specula e ci campa (e che le ha sabotato il programma di affido familiare dei migranti, per esempio). Stesso voto per non aver saputo strappare maggiori risorse umane e finanziarie al suo settore, che pure ne avrebbe bisogno. Bottalico, lei non ha ancora ben chiaro che l’emergenza non può essere la cifra di un’amministrazione per 365 giorni all’anno. Le diamo un 7 all’ottimismo che dimostra, ma non lo usi come uno strumento di governo.

Giuseppe Galasso, Lavori pubblici infrastrutture ed edilizia giudiziaria: è uno dei cloni di Antonio Decaro, la sua abilità fondamentale è quella di non dire niente o quasi che incida quando viene intervistato, pur rispondendo diligentemente alle domande con estrema dovizia di tecnicismi. Non crediamo basti rifare strade e segnaletica (in centro e qualche periferia) per aspirare a un voto che vada molto oltre il 4 e mezzo, ma gli diamo 8 per la disponibilità telefonica e microfonica. 

Silvio Maselli, Cultura, Turismo, Partecipazione, Attuazione del programma. Altro fedelissimo di Decaro (in realtà Decaro può contare sulla fedeltà di tutti), non può che prendere 4 e mezzo per la sua idea di cultura in una grande città metropolitana. Non ha ancora avuto il coraggio di rinunciare a una serie costosa di sprechi come il “corteo” della “caravella” e si fa sentire pochissimo sulla situazione disastrosa del Petruzzelli o la perdurante chiusura dell’auditorium Nino Rota. Ma dobbiamo dargli 9 per come cita i suoi ispiratori culturali. Diceva De Andrè: per stupire mezz’ora basta un libro di storia. E Maselli lo sa.

Carla Palone, Sviluppo Economico, MAAB (Mercato Agro Alimentare Barese), MOI (Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso), Fiera del Levante. Vista la crisi e il numero di aziende che chiudono, i disoccupati del settore in crescita e, in generale, la forte perdita a favore di altri territori della tipizzazione levantina di Bari, non siamo in grado di darle un voto. E sulla Fiera del Levante, non ci fosse stato Ugo Patroni Griffi, oggi staremmo piangendo un altro terribile fallimento. Potremmo darle dieci come editore, ma che c’entra con la sua attività di amministratrice?

Pietro Petruzzelli, Ambiente e Sport. Dicotomico anche il giudizio: 3 all’ambiente e 7 allo sport. Quando riuscirà a chiudere il ciclo dei rifiuti, ne riparleremo. Intanto continui a tenersi in allenamento nelle varie manifestazioni in cui è immancabile protagonista. Almeno quelle sono una boccata d’ossigeno per una città che altrimenti starebbe a zero.

Paola Romano. Politiche giovanili ed educative, Università e ricerca, Politiche attive del lavoro, Fondi europei. È la dimostrazione vivente che non basta essere donna, giovane, sorridente e allegra per essere una buona amministratrice. Le politiche di genere, spesso rischiano di essere solo populismo felpista. Muovendosi in un ambiente fortemente burocratizzato, dove sono gli uffici a fare tutto (o quasi) se non hai il guizzo creativo e innovativo, praticamente non servi a nulla. Anche a lei non sappiamo che voto dare, ma le assegnamo un bel 10 per i sorrisi a 32 denti che risesce a sfoderare nel 90% delle fotografie in cui viene immortalata.

Dora Savino. Bilancio e Programmazione economica. La prima scelta di Decaro a ricoprire questo delicato assessorato, purtroppo ha dovuto rinunciare per incompatibilità. E abbiamo aspettato più di un anno per avere lei. Il suo incarico è di diretta emanazione sindacale, nel senso che la politica economica barese è solo responsabilità di Decaro. Brava solo per aver convinto quasi tutti che, pur aumentando la tari del 12 per cento, pagheremo meno tasse. Il che non è vero, ma se ci crediamo soffriamo di meno, L’immaginazione al potere. A lei diamo 4 e mezzo, più che altro per solidarietà.

Carla Tedesco, ingegnere e urbanista, ha respirato aria internazionale e ora è a Bari, anche lei sta facendo diligentemente un compitino scritto e indirizzato da altri e in altri tempi. Sa anche lei che non passerà alla storia dopo questa esperienza, ma la sta svolgendo con devozione decariana, il che ci autorizza a darle un 5 di incoraggiamento. I tempi di Luigi Ferrara Mirenzi sono lontani, ma forse non del tutto perduti.

Angelo Tomasicchio, indicato da Decaro per Bari, Organizzazione (Personale, Servizi elettorali, demografici e statistici), uno dei settori dove la città dovrebbe incontrare l’amministrazione. L’impressione che si ha è che però sia un piccolo ruolo per un piccolo politico. E l’aggettivo non è denigratorio. Insomma, se una volta al comico abbattuto si chiedeva “facce ride”, a Tomasicchio potremmo chiedere “facci capire perché e come fai l’assessore” (al di là delle veline di regime che spesso arrivavo in posta). Voto? Ci stiamo pensando.

Vincenzo Brandi, vicesindaco, Patrimonio, Servizi cimiteriali, Edilizia residenziale pubblica, Beni confiscati e Rapporti istituzionali, dal 9.2.2015 Emergenza abitativa. Indicato come assessore tecnico, in realtà era stato eletto in Consiglio Comunale nel gruppo di Realtà Italia e da quest’ultimo praticamente imposto a Decaro, sia come assessore sia come vicesindaco.  Instancabile e sempre presente, gli si può rimproverare (e non è poco) di essersi lasciato completamente assorbire dal suo “capo”, che poi è il mantra di ogni oligarca. Peccato, perchè in campagna elettorale è stato promotore di un programmino niente male su welfare e occupazione. Facendo una media fra le varie valutazioni, Brandi riesce comunque a strappare una quasi sufficienza.

Su Antonio Decaro, ci siamo già espressi moltissime volte. Nel complesso, amministrazione e città vanno rimandate. La prima a casa, la seconda a studiare civismo, lealtà e legalità. Il cambiamento di verso ancora non si vede.

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