Sei donne capolista, una per ogni circoscrizione pugliese, dopo che un consiglio regionale in cui il centro sinistra era maggioranza, aveva affondato ogni ipotesi di doppia preferenza a tutela della parità di genere. Michele Emiliano iniziò così la sua lunga campagna elettorale verso la Presidenza della Regione Puglia. Il primo di una serie di atti, gesti, frasi, che stanno componendo un ritratto del PD tale da far parlare di transizione genetica verso una “forma-partito” ancora tutta da definire.

Sei capolista, nessuna delle quali destinata verosimilmente ad essere eletta. Marilù Napoletano, per esempio, è forte di 451 (quattrocentocinquantuno) voti alle ultime elezioni amministrative di Monopoli, città nella quale risiede e svolge attività politica. E per sperare di diventare consigliera regionale dovrebbe prenderne per lo meno 12 mila. Sulla scheda si può indicare una sola preferenza. Impresa impossibile, senza un sostegno geometrico e strategico del partito e della coalizione tutta.

Eppure Napoletano ci crede e alle domande spinose del cronista rilancia e rintuzza senza timore di apparire paranoica: una navy seal in missione speciale, per non dire proprio una kamikaze in procinto di schiantarsi sulla nave nemica per la gloria dell’imperatore.

E che Michele Emiliano stia facendo un gioco ambiguo con le candidature femminili, lo sanno benissimo quei pochissimi esponenti del PD che non si sono fatti incantare dai magheggi renziani del capo, quelli, per esempio, che hanno notato come sia scomparso qualunque simbolo del PD accanto al nome del Segretario Candidato Presidente. Una scelta di comunicazione politica che esprime molto più di un ponderoso trattato cosa sia davvero oggi la “politica” ormai completamente staccata da qualsiasi scelta ideale. Ideale e non ideologica, perchè invece è tutta ideologica la scelta di mimetizzarsi e confondersi, senza preoccuparsi molto di confondere l’elettore.

Un partito per tutte le stagioni, insomma con candidati per tutte le stagioni: donne comprese, non importa se fino a pochi mesi fa erano feroci anticomuniste, giulive esponenti della società civile anticasta, semplici signore nessuno dal doppio cognome e dalla permanente appena fatta. Nell’epoca del berlusconismo renzista ciò che conta è il capo, o anche i boiardi che si ispirano al capo (o alla capa: qui non è un fatto di genere). Ognuno ha il suo feudo da coltivare, le sue pecore da pascere, le sue carte da giocare.

Questa è, adesso e qui, la politica. Non sappiamo se e quando la nottata passerà.

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