Hai iniziato studiando pianoforte, passando poi alla chitarra, cosa ti ha allontanato da uno strumento e portato all’altro?
“Ho iniziato a suonare il piano per via di mio fratello che fa musica classica, per cui sono partita da li, però non l’ho mai abbandonato perché scrivo i miei pezzi sia con la chitarra che col pianoforte. Ho iniziato con gli studi classici, arrivando a quello che si chiama compimento inferiore, al 5° anno di conservatorio. L’ho lasciato perché in contemporanea ho iniziato a frequentare il liceo classico e mio fratello disse: “O studi pianoforte 10 ore al giorno oppure cambia mestiere” e sono passata alla chitarra”.

Registravi le prime composizioni su cassetta, provando in garage, oggi tutto avviene in digitale su file audio, in studio di registrazione etc. Ti manca un po’ quella fase artigianale del fare musica?
“Sì, decisamente sì. Sono un’amante della tecnologia, mi piacciono i prodotti della mela, ma in realtà non li uso…”

…perché?
“…perché quando mi viene un’idea è più facile che prenda il cellulare per registrare piuttosto che mettermi li col programma, è un passaggio successivo quello di chiudermi in studio”.

Collabori con scuole ed enti pubblici per la realizzazione di concerti e spettacoli musicali. Da un po’ anni però la musica non trova ampio spazio come materia di insegnamento, secondo te c’entra qualcosa con la propensione italiana per la musica straniera?
“Guarda non lo so, in effetti nella scuola pubblica la musica è molto trascurata rispetto ad altre materie purtroppo, un po’ come l’educazione fisica. Per fortuna ci sono tanti enti privati che lavorano in questo senso. Non ti so dire se può dipendere da questo”.

Però c’è un ritorno verso il cantautorato negli ultimi anni secondo te?
“C’è per fortuna un folto pubblico che preferisce la musica vera e non si accontenta delle figure mediatiche che ci propinano i talent show”.

Tra le varie cose ti occupi anche di musicoterapia, in quali casi può essere d’aiuto ascoltare i neomelodici napoletani?
“Di getto ti rispondere mai -ride- però se vendono dischi, se qualcuno li compra, evidentemente stanno trasmettendo delle emozioni, per tanto vanno rispettati”.

Hai registrato il tuo ep “È alba” a Santarcangelo di Romagna. Perché così lontano?
“Il mio percorso da cantautrice è partito molto per caso, Lorenzo Sebastiani, che ha curato gli arrangiamenti dell’ep, mi è stato presentato in maniera del tutto casuale. Le registrazioni successive le ho fatte tutte qui, la scelta non è stata per denigrare la Puglia”.

Hai suonato i brani dell’ep aprendo il concerto di Gino Paoli e Danilo Rea, musicisti per cui molti tuoi colleghi ammazzerebbero pur di suonare prima di loro. Come hai ottenuto quell’apertura?
“Ho la fortuna di avere mio fratello che è un imprenditore della musica, nel senso che organizza rassegne e concerti soprattutto nel territorio murgiano, per cui ho potuto parlare con questi due mostri sacri, che mi hanno dato quella opportunità dopo aver ascoltato il mio lavoro, è stata un’emozione fortissima”.

A Castrocaro un signore ti ha detto: “I migliori non vincono mai in queste occasioni”. Per contrapposizione ricordo i Jalisse o Tiziana Rivale, trionfatori dispersi. Secondo te perché succedono certe cose?
“Per vincere questi concorsi, che sono sicuramente televisivi e commerciali, servono delle caratteristiche che probabilmente non sono quelle per cui una persona pagherebbe un biglietto per andare a vedere un concerto, sono due tipi di pubblico totalmente differenti quello che guarda la tv e quello che va ai concerti. In verità questi tipi di festival contano per la visibilità, sono una vetrina importante, ma non è che determinano il successo o meno di una persona con la vittoria o l’ultimo posto”.

Una piccola provocazione: meglio vincere a Castrocaro o perdere a Sanremo?
“Se proprio devo scegliere -risponde perplessa- meglio perdere a Sanremo, però in generale ci sono tanti modi di vincere o perdere. Se ti sei prefissato un obiettivo, secondo me in qualche modo riesci a raggiungerlo, credo molto poco alle competizioni, ognuno ha da dire il suo e troverà la strada”.

Hai scritto su facebook: mentre imbocchi una curva scorgi una palla rossa bellissima…la luna cambia vestito ogni giorno. Però ci mostra sempre la stessa faccia, aggiungo. Ci si può fidare allora?
“Quindi non bisognerebbe fidarsi della luna secondo te…”

Dimmelo tu…
“ È una domanda difficile questa, io no mi fiderei sicuramente di chi indossa lo stesso vestito sempre…però…la stessa faccia…non si può avere sempre la stessa faccia…magari si, la faccia è sempre quella, però noi la vediamo in maniera diversa, ognuno di noi è sempre quello però cambia maschera a seconda delle situazioni in cui si trova, non per questo può essere vero o meno, ci si può può fidare oppure no. Non lo so, non saprei dirti, io sono una diffidente per natura, ma se mi fido, mi affido completamente”.

Un po’ ti contraddici però, per questa serata ti sei affidata completamente pur non conoscendomi affatto…
“Il fatto che mi affidi, non vuol dire che necessariamente mi fidi, però sono una persona molto curiosa, mi piace sperimentare, non preparo mai la scaletta per una serata, non so mai in anticipo cosa dirò…per cui ho voluto provare, e sono molto contenta di averlo fatto”.

Hai perso un’ottima occasione per farmi un complimento, ma ti sei ripresa sul finale. Tornando alla musica, siamo abituati allo stereotipo del cantante contornato da donne che cercano di abbordarlo, succede la stessa cosa anche a te?
“Se normalmente potrei attirare 1 su 10 -sorride- suonando e cantando potrei attirare 2 su 10…”

…quindi funziona…
“…un po’ si”.

Leggenda metropolitana narra del cantautore protagonista di falò sulla spiaggia a suonare mentre intorno gli altri pomiciano. Si declina anche al femminile questa storia?
“Si, certo. Io non ho mai suonato ai falò, però sì è un po’ così. Faccio molta più fatica a suonare e cantare davanti agli amici, magari a casa, che non sul palco, il falò ha una dimensione molto intima in cui probabilmente non mi sono espressa per timidezza”.

Fammi capire, i tuoi amici ti chiamano per suonare e cantare mentre loro pomiciano?
“Io mi vergogno a suonare davanti a loro e quindi rifiuto, però probabilmente ci provano per questo” scherza

Rita Zingariello su facebook

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