Partiamo da Il Professore, la canzone che hai regalato al Il Quotidiano Italiano in anteprima. Si può vivere senza cuore?
“Naturalmente no, però è una canzone che gioca sull’ironia, sull’avere così tanti problemi concentrati su quell’organo li, da arrivare a pensare di venderlo. La canzone mi è venuta parlando con un amico, stava subendo un divorzio con figli e mutuo a carico, soffrendo sia per motivi economici che sentimentali. Nello stesso periodo vidi un servizio al tg su una rete clandestina che trafficava in organi, 20mila euro per un rene, per cui pensai che vendendo il cuore si potessero risolvere sia entrambi i problemi”.

Secondo te per quale motivo molta gente vive come se non ce l’avesse un cuore?
“Le risposte sono molteplici. Seguire le ragioni del cuore comporta un notevole sacrificio, richiede onestà intellettuale, io non credo esistano degli assassini in grado di uccidere senza provare un sussulto, allora per fare determinate cose è necessario bypassare i nostri sentimenti. È un’arma a doppio taglio, perché a forza di ripeterlo, il cuore si inaridisce. La nostra parte sentimentale va coltivata, altrimenti da filosofo mi chiedo che vita è senza sentimenti, che senso ha, non è vivere, è sopravvivere”.

Mi hai anticipato. Leggendo la tua biografia si scopre che sei laureato in filosofia, però è una cosa buttata li, sembra quasi di minore importanza, perché?
“Perché è una biografia e non un curriculum vitae, non la ritengo influente dal punto di vista artistico questa cosa. Sapevo che avrei scritto canzoni, avrei fatto musica, allora per coltivare la passione per la scrittura, questo mio pensiero, mi sono laureato in filosofia, però è una cosa che non vado sbandierando ai quattro venti, quello che conta è l’emozione che si prova ascoltando un mio testo”.

Comunque non è un disonore essere laureati in filosofia…
“Si lo so -ride- anche se continuano a chiedermi: che mestiere fai? Sono un cantautore. Si vabbè ma che mestiere fai? Sono laureato in filosofia. Si vabbè ma che mestiere fai?”

Riprendendo il tema iniziale, personalmente credo che l’essere umano dovrebbe vivere per spargere il bene intorno a se’, al filosofo Paolo allora chiedo: per quale motivo sembra che le persone facciano l’esatto contrario?
“Perché il bene e il male sono due entità altrettanto forti, quindi c’è chi prova piacere ad elargire il bene, gode personalmente di questo, si autografica, la stessa cosa vale per il male. Non necessariamente chi lo pratica è un cinico, semplicemente forse non ha senso di colpa, che non è detto sia un male per poter fare certe cose. Basta accendere un qualsiasi canale televisivo, il bene viene spacciato in maniera sempre molto retorica e smielata, dal male invece siamo bombardati, dai finti valori come i soldi facili, la bellezza, l’essere arrivati. Io c’è l’ho molto con Dio per averci dato il libero arbitrio, lo vedo come un limite di Dio. Quando l’uomo ha iniziato a disobbedirgli, non riuscendo a gestirlo si è inventato questo libero arbitrio. Io invece sogno un dio che appaia contemporaneamente a tutti gli uomini, sia esso Dio o energia cosmica o come vi pare,  e imponga l’onestà intellettuale, in quel caso andremmo in conflitto con questo discorso sul bene e sul male, ecco in quel caso secondo me vincerebbe il senso di umanità che abbiamo, il fatto che ignorando un senza tetto o 10 operai che rimangono arrampicati su una gru per due settimane, allora dormiremmo male la notte”.

Quindi tu non credi che la natura dell’essere umano sia tendere verso l’armonia collettiva…
“Credo che per poter arrivare a questo non dovremmo più avere il denaro, dovremmo tutti cooperare per il bene proprio, ma non attraverso il denaro come merce di scambio: purtroppo questo ci ha insegnato che io posso avere due piatti di pasta e tu nessuno, però io sono più approvato di te dalla società, perché l’opulenza oggi è un valore positivo. Una canzone di Max Gazzè dice che dalla terra si potrebbe nutrire tutta l’umanità. Se tutti avessimo un pezzetto di terra, il nostro scopo sarebbe solo quello di saziarci giorno per giorno, senza il bisogno di accumulare e saremmo tutti più tranquilli, mettendo a disposizione della società ognuno le proprie competenze, i propri valori, il proprio talento. A quel punto credo che conterebbero solo gli artisti, i medici e gli agricoltori”.

Da quello che stai dicendo, non capisco se sei ateo fino in fondo, oppure talmente religioso da essere andato oltre il concetto di dogma fino al punto di non condividerlo…
“La seconda che hai detto. Sono cresciuto in una famiglia cattolica, con le mie crisi adolescenziali, con il voler essere alternativo e anticonformista a tutti costi, però sono arrivato a credere in tarda età. Con lo studio della filosofia mi sono avvicinato alla teologia, e quindi ho iniziato a non accettare più i dogmi e ad andare oltre, a interessarmi alle altre religioni. Mi sono accorto che ci sono punti in comune e che ci sono limiti in comune. Il raffronto della teologia con la sociologia ti fa venire il dubbio che la religione non sia altro che un sistema primordiale di controllo delle masse. Non mi ritengo ateo nel senso di essere non credente, penso che se Dio c’è, è fallibile e spero per questo di non prendermi i fulmini sulla lingua -ride- credo nell’influenza delle mie azioni su di te, ora che siamo a stretto contatto, e credo in una energia cosmica. Dal momento che nulla si crea e nulla si distrugge, se noi emaniamo energia, da qualche parte questa rimarrà, e sarà in grado di influenzare tutti, anche un bambino in Africa che di noi non sa niente. Volevo dire un’altra cosa del Dio fallibile, ma me lo sono dimenticato”.

Ok. Ritrovo molto nelle cose che dici…
“…ah ecco me lo sono ricordato. Esistono molte religioni e ognuno nasce in una determinata cultura. Dopo aver studiato buddismo per tanti anni, mi sono accorto che i loro mantra altro non sono che le nostre preghiere, allora perché perdere tempo con il Nam myoho renge kyo che non mi appartiene quando il Padre Nostro applica la stessa funzione, ovvero farmi concentrare, farmi raggiungere un certo livello autocoscienza, di riflessione”.

Nelle tue parole ritrovo l’idea di destino come influenza che le mie azioni hanno sulla vita degli altri e anche il concetto utilitaristico di religione, per cui non avremmo bisogno di un dio se tra gli uomini ci fosse rispetto reciproco per le libertà altrui…
“Certamente. Ci vuole però un’onesta intellettuale molto forte per ammettere che io non devo uccidere perché è un delitto e non perché è peccato oppure me lo ha detto Dio. Personalmente, a volte mi ritrovo a pregare, ma mi rendo conto che è solo un modo per parlare con me stesso, per confessarmi i miei peccati, per dire questo non si fa…questo è sbagliato…molte volte è difficile ammettere degli errori a se stessi, confessarli a qualcun altro, può aiutare a tirarli fuori più facilmente”.

…un dialogo con l’amico immaginario…
“…esatto, anche per non essere chiamati pazzi” ridendo di gusto.

Chiudiamo con po’ di autocritica. Hai girato in Europa come artista di strada, hai recitato e diretto cortometraggi, sei un artista poliedrico. Ritieni che questa molteplicità di interessi e competenze renda difficile lavorare con te?
Risponde sorridendo un po’ imbarazzato
“Tu sei un gran figlio di buona donna, perché mi fai sempre delle domande molto acute. Prima sì, con l’età no, nel senso che crescendo impari a capire qual è il tuo ambito, se stai girando un video clip tu sei l’artista e devi seguire le indicazioni che ti da il regista, Se poi lui ti chiederà cosa e pensi, allora dirai la tua. Prima invece ero più portato a intervenire, dovevo essere tenuto a freno. In effetti ero un gran rompico***oni”.

Quindi ora non le sei più…
“…spero potrai confermarlo dopo aver girato questo video de Il Professore”

Lo confermo…più o meno (scherzo Paolo, confermo).

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