Il sindacato CSA Regioni Autonomie Locali della Città Metropolitana di Bari, dopo aver presentato un ricorso al Tribunale di Bari Sezione Lavoro, ha diffidato l’Arif, l’Agenzia Regionale per le Attività Irrigue e Forestali, a dar seguito ai suoi bandi, perché predisposti in palese violazione delle norme di Legge in materia.

La prossima settimana partiranno i ricorsi al Tar per tutti i bandi. “Applicando come modalità di selezione quella del corso-concorso e riservando la partecipazione esclusivamente al personale interno a tempo determinato al 100%, il bando contrasta sia con il decreto legislativo 165/2001 che con l’art. 20 comma 2 del decreto legislativo 75/2017 in quanto non garantisce un adeguato accesso dall’esterno – si legge nel comunicato -. Infatti, se la riserva, massimo del 50%, destinata al personale precario da stabilizzare va calcolata sugli spazi finanziari disponibili per l’Ente e non sui posti da ricoprire, come riportato nella stessa Deliberazione Arif 191/2020. Per cui non è possibile procedere ad una selezione con riserva totale per gli interni , come quella in questione, in quanto non è garantita nel Piano triennale dei fabbisogni almeno una uguale somma da destinare ad una selezione interamente riservata per concorrenti esterni”.

Ma non solo perché il bando “non rispetta” anche “la norma generale che impone di individuare nella pianificazione di riferimento gli spazi finanziari collegati a tutte le attività di reclutamento con concorsi pubblici. Inoltre, non è rispettato, in quanto superato, il limite massimo del 50% delle risorse finanziarie disponibili previsto dall’articolo 35 comma 3 bis del decreto legislativo 165/2001”, spiega il sindacato CSA Regioni Autonomie Locali.

“Il restante personale di ruolo dell’Arif, svariate centinaia di unità tra impiegati e operai, sia con contratto pubblico privatizzato che privato, viene ingiustificatamente discriminato e penalizzato da scelte tese a favorire gruppi di persone esterne all’Ente, per i quali addirittura si prefigurano e si riservano nel piano dei fabbisogni triennale posti di responsabilità ancor prima del loro ingresso nella Pubblica Amminitrazione – continua -. Tali scelte sono state effettuate anche in base ad accordi con alcune OO.SS. che da sempre hanno condiviso e sostenuto scelte e condotte clientelari che hanno determinato l’attuale stato in cui versa l’Arif”.

“Il bando relativo alla stabilizzazione di 110 unità di personale evita ancora una volta ogni selezione comparativa per soggetti (i cosiddetti ex SMA a cui si sono aggiunti negli anni svariate altre persone) tutti assunti con chiamata diretta, riguardo i quali decine di sentenze dei Magistrati del lavoro (oltre che per stessa ammissione degli interessati) stabiliscono l’illegittimità sia della loro assunzione che della permanenza in servizio – afferma CSA -. Anche il bando formulato in applicazione della l.r. 33/2017 è di dubbia costituzionalità in quanto, in assenza di ogni criterio selettivo di merito, l’unico requisito di accesso consiste nell’aver prestato servizio presso alcune strutture private (gli ex Codifesa), di cui di fatto l’Arif rileva il personale. Il bando per la valorizzazione favorisce esclusivamente i 50 dipendenti in somministrazione che per vari motivi hanno goduto dei contratti più lunghi (come quelli del progetto Maggiore, con contratti in somministrazione pluriennali) collocati nella graduatoria per le assunzioni concordata tra OO.SS. di categoria e il Direttore Generale dell’epoca”.

“Tutti i 255 posti complessivi messi a concorso sono destinati esclusivamente a personale che già presta servizio alle dipendenze dell’Arif – conclude -. Evidenziato che sia nel PTF (delibera Commissariale 191/2020) che nei successivi bandi è totalmente assente ogni e qualsiasi sottoscrizione e/o attestazione delle Strutture deputate alla gestione e al reclutamento del personale, anche relativamente alla ricognizione generale e preventiva del medesimo, CSA Regioni Autonomie Locali diffida a dar seguito ai succitati bandi, perché predisposti in palese violazione delle norme di Legge in materia”.