In un momento storico di aziende che chiudono, dipendenti licenziati, e buste paga troppo leggere, per chi ancora ce l’ha, esiste un settore che sta attraversando un periodo nero, che più nero non si può, e non perché sta messo peggio degli altri. Anzi, al contrario. Le cose vanno talmente bene, che mancano all’appello oltre 60mila specialisti.

Sì, avete letto bene, ci sono all’incirca sessantamilapostidilavoro, scritto a lettere e tutto attaccato appositamente per renderlo ben visibile, ma non c’è nessuno in grado di ricoprire il ruolo richiesto.

Stiamo parlando dell’IT, sigla che sta per information technology. Per dirla in maniera semplice, mancano gli informatici. “È un paradosso, eppure è così, ecco perché abbiamo realizzato un metodo che consenta a chiunque, in poco tempo, di essere subito operativo”. A parlare è Davide Neve, cofondatore di Aulab, società barese in così forte espansione da avere avuto bisogno di una nuova sede, in Strada San Giorgio Martire, 2D, al momento in piena fase di ristrutturazione.

“Siamo partiti da un coworking in affitto per poi crearne uno tutto nostro verticale sul tech provvisto di aule di formazione multimediali idonee a trasmettere i nostri corsi in streaming, per poterli fruire da remoto in tutta Italia, ma per i quali stiamo anche aprendo una serie di centri in Italia, dove poter frequentare fisicamente”.

Già, i corsi dicevamo. Il 19 dicembre sarà presentata la 13esima edizione di Hackademy, oltre 300 ore full immersion con cui Aulab sforna i professionisti di cui sopra: “Abbiamo un job placement altissimo, oltre il 95% dei nostri corsisti trova subito lavoro – sottolinea ancora Davide -. Abbiamo contatti con oltre 50 aziende e a settembre è stata avviata una collaborazione con opencampus, il coworking di Tiscali a Cagliari”.

“Chiunque, persino chi parte completamente da zero, arriva a diventare full stack developer nella durata di Hackadamy – gli fa eco Paolo Caccavo, sviluppatore software -. Nelle 300 ore si studia HTML, Css, Php, Database Sql, Laravel e programmazione lato server”. In pratica, tutto quello che serve per essere completamente autonomi. Il segreto, alla fine, sta nel metodo: “Mettiamo i corsisti davanti a un computer e gli facciamo creare 100 volte il clone di un portale, alla fine sono in grado di farlo da soli”. Un po’ come fa il ragazzino per diventare meccanico, smonta e rimonta il motorino all’infinito finché non lo sa fare. Semplice e quasi banale, ma quel che più conta, efficace.

Messa così sembra la scoperta dell’acqua calda, ma dietro c’è una mole di lavoro non certo indifferente: “Registriamo le lezioni e i contenuti extra in modo che possano scaricare tutto il materiale e rivederlo ogni volta che serve – spiega Giancarlo Valente, agile coach e curatore delle lezioni on demand -. Dispense, video, approfondimenti, realizziamo tutto qui internamente”.

Da quando è nata Aulab, 5 anni fa, Hackademy è arrivato alla 13esima edizione, quasi ai nastri di partenza. La presentazione, dicevamo, ci sarà il 19 dicembre, nella sede ancora in piena fase di lavori, ma quando il corso partirà, a gennaio, sarà tutto pronto: “Abbiamo già formato circa 250 persone – ricorda ancora Davide Neve – ne mancano 60mila. Contiamo di riportare tanti di quei cervelli purtroppo in fuga, andati via da qui, ma che ora stanno tornando a casa”.

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