Nello stabilimento Bosch di Bari-Modugno si respira aria tesissima, la tensione è talmente elevata che ormai si può tagliare a fette col coltello; per favi capire, sembra che tra colleghi si litighi anche per un solo giorno di lavoro.

Fra gli operai regna la confusione totale e le notizie che si sono susseguite negli ultimi mesi, compresi i comunicati diffusi dall’azienda, non fanno altro che alimentare lo stato caotico. Dopo anni di vacche grasse grazie al diesel, in tutta Europa è arrivato il momento dei tagli, anche per il sito di Bari, quasi integralmente votato alle componenti per i motori a gasolio, per cui da tempo si preannuncia un forte ridimensionamento. Nonostante i pubblici elogi e i numerosi premi conseguiti, entro il 2022 i dipendenti scenderanno a 1200 unità. L’aria amara, però, non sembra riguardare gli stabilimenti fuori dall’area Euro, dove invece l’azienda sta assumendo, stando a quanto dicono i rappresentanti dei lavoratori.

Il 21 novembre scorso si è tenuta la riunione del Comitato Aziendale Europeo, e quello che è venuto fuori ha gettato altra benzina sul fuoco. A Bari l’età media dei lavoratori si aggira sui 40 anni, questo significa non poter ricorrere a prepensionamenti o strategie simili, il sentore è che la CIGO a zero ore sia molto vicina, il che significherebbe 400 euro al mese coi quali sopravvivere, dopo il già lungo periodo di sacrifici affrontato dalle famiglie dei dipendenti.

Così, lo sciopero sui tre turni di 8 ore in programma giovedì 28 novembre rischia di trasformarsi in una giornata nefasta, tanto che davanti ai cancelli, oltre agli operai e ai segretari di quasi tutte le sigle sindacali, sono attesi anche gli agenti della Digos. I nervi sono tesi e il timore per che la situazione possa degenerare, evidentemente è molto elevato.

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