Solo qualche giorno fa via abbiamo raccontato di un’autista dell’Amtab, licenziata e poi reintegrata dal Giudice del lavoro, a spese di una causa legale pagata dalla collettività, cioè da tutti i cittadini che risiedono a Bari. Non il primo caso, in realtà, come ben sanno i lettori di lungo corso del Quotidiano Italiano, e come ben sanno i sindacati, con cui i vertici aziendali hanno intrapreso un lungo braccio di ferro.

Proprio i sindacati, nello specifico Filt Cgil, Faisa Cisal, Ugl Fna, Confail e Cildi, hanno preso e carta e penna e scritto al Sindaco di Bari, ai Capigruppo in Consiglio comunale, nonché al presidente della stessa Amtb, Pierluigi Vulcano, e al direttore generale, Francesco Lucibello. Usare la leva della disciplina come una clava, scrivono in estrema sintesi le organizzazioni sindacali, serve solo a sperperare denaro pubblico. Qui di seguito il testo integrale.

Verso la fine del 2018, due lavoratori furono licenziati da Amtab SpA con motivazioni di ordine disciplinare; queste OO.SS sono intervenute più volte sulla vicenda, chiedendo il ritiro dei provvedimenti sanzionatori, giudicandoli palesemente infondati rispetto alle mancanze contestate agli stessi, ciò nonostante, i vertici aziendali hanno inteso proseguire ostinatamente nelle azioni adottate.

Nei mesi successivi, l’Azienda ha continuato ad utilizzare la leva disciplinare (dalle sospensioni dal servizio ai licenziamenti) a volte in modo improprio, approssimativo, a volte in modo esagerato, evidenziando l’assenza della giusta correlazione tra sanzioni e mancanze. Abbiamo ricavato più dell’impressione che, il vertice aziendale, abbia inteso elevare l’utilizzo della leva disciplinare al rango di strategia, tipico di una dirigenza non esattamente autorevole.

L’ovvia conseguenza di questo atteggiamento, è stato il significativo ricorso al giudice del lavoro da parte dei dipendenti che hanno ritenuto di essere stati destinatari di sanzioni ingiuste. Il 15 ottobre u.s., nei confronti di una lavoratrice licenziata a fine 2018, è stato disposto il reintegro in azienda, con il contestuale risarcimento economico previsto dalla relativa sentenza, al pari di un altro lavoratore licenziato e reintegrato nel novembre 2018.

È giusto e doveroso non dimenticare mai che parliamo sempre della gestione di risorse economiche pubbliche e che, l’uso improprio o, quanto meno inadeguato, della materia disciplinare, se produce in molti casi ricorsi e sentenze che rigettano i provvedimenti adottati, comportano costi che alimentano in maniera ingiustificata la spesa pubblica.

La normativa disciplinare ha una sua giusta funzione e va usata quando è il caso, individuando sanzioni in stretta correlazione alle mancanze contestate, non come una clava, perché in tal caso non saremmo di fronte ad una strategia, per altro modesta (punisci uno affinché tutti intendano), ma ad una palese inadeguatezza di chi è preposto a dirigere una grande azienda pubblica.

Occorrono non solo competenze tecniche, ma soprattutto autorevolezza, un grande senso di appartenenza e la consapevolezza di essere alla guida di un’Azienda che svolge un servizio fondamentale per la città e le cui risorse umane rappresentano il cuore e il volano di tutto il servizio; è una condizione determinante anche per trasmettere a tutte le maestranze, a tutti i livelli, lo stesso senso di responsabilità necessaria in tutte le attività lavorative, ma ancor di più in un servizio pubblico.

Queste considerazioni che abbiamo valutato doverose, abbiamo inteso estenderle anche alla proprietà, con l’auspicio che possano tornare utili a futura memoria.

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