Un dipendente dello stabilimento Bosch di Bari ha un malore a causa della pressione a cui è sottoposto e viene soccorso nell’infermeria aziendale, prima di essere trasportato in pronto soccorso da un’ambulanza del 118.

Col passare del tempo il clima interno alla Bosch di Bari si conferma sempre più rovente. Gli operai ogni mese perdono circa 500 euro in busta paga a causa delle giornate di solidarietà, che continua a essere per molti ma non per tutti. Sì, perché ci sono figli e figliastri. La politica aziendale dei due pesi e delle due misure non trova ostacolo nella maggior parte dei sindacati, incapaci di arginare la situazione.

Da un lato alcuni restano a casa 10 giorni al mese; dal’altro c’è persino chi riesce a fare gli straordinari. I sindacati hanno firmato una solidarietà senza pretendere dall’azienda alcuna garanzia in cambio. Ciò che appare è che si sia preso solo altro tempo prima di dare il ben servito a chi non rientra nei piani del colosso tedesco. Come se di tempo non ne avessero avuto abbastanza, considerato che sono ormai 10 anni che si gode allegramente degli ammortizzatori sociali e che a sacrificarsi restano solo i dipendenti.

I sindacati non riescono a far rispettare gli impegni che l’azienda ha preso per ridurre l’esubero e adesso provano a tastare fino in fondo quanto schiavi siano gli operai, organizzando un nuovo sciopero per la fine di novembre. Eppure l’unico sciopero dignitoso sarebbe proprio quello contro l’attività sindacale portata avanti in questi anni. Un lavoro, se così si può dire, che ha sancito la perdita di molti soldi, ma soprattutto di alcuni diritti ormai acquisiti.

La via più giusta sembra quella delle dimissioni e la possibilità di ridare la parola ai lavoratori, seppure questi ultimi alle ultime votazioni hanno dimostrato l’allergia al cambiamento e alla lotta.

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