Parole pesantissime come macigni. L’amministratore delegato della Bosch, Volkmar Denner, non lascia presagire nulla di buono per lo stabilimento barese della multinazionale: “Nonostante gli enormi sforzi, non ci sarà modo di evitare misure di ristrutturazione”, a cui si aggiungono le dichiarazioni di Christoph Kubel, responsabile delle Relazioni Industriali: “Bari è già alla ricerca di nuovi business e la velocità e l’adattamento sono essenziali per fronteggiare il cambiamento”.

Le parole dei due alti dirigenti della Bosch, caso mai ce ne fosse bisogno, gettano ombre ancora più cupe sul destino di uno stabilimento i cui lavoratori già da tempo tirano la cinghia, in attesa di capire quale sarà il loro destino, con un presente che al momento non lascia molto spazio all’ottimismo.

Dopo Gerhard Dambach, amministratore delegato di Bosch Italia, che aveva confermato l’esubero del personale al 20%, pari a circa 2mila unità, anche dalla Germania arrivano non voci, ma dichiarazioni ufficiali, nonostante al Ministero dello Sviluppo Economico sia aperta una trattativa tra azienda e sindacati.

“La società – commenta l’Ugl metalmeccanici, già preoccupata dopo le parole di Dambach – intende proseguire sulla strada della riconversione, che presuppone un investimento per la diversificazione dei prodotti, cosa diversa dalla ristrutturazione aziendale, che al contrario presuppone un taglio netto sulla forza lavoro”.

“È giunto il momento che Bosch scopra le carte in tavola e chiarisca una volta per tutte che intenzioni pone sul futuro dello stabilimento barese, dove sono impiegate circa 1.900 unità nella produzione di componentistica automotive del settore diesel. Il momento per temporeggiare non è più tollerabile – conclude il sindacato – occorrono delle risposte immediate ed investimenti per la salvaguardia dell’occupazione e per il rilancio del sito industriale”.

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