Il ragionier Domenico Benedetti ha lavorato alle dipendenze della Uil di Bari dal ’95 fino ad aprile del 2003. Dopo 6 mesi ha ripreso il suo impiego presso il sindacato fino al 2007. Le sedi in cui ha svolto il suo lavoro sono state prima nella struttura in piazza Aldo Moro, poi in quella di via Eritrea e infine corso Alcide De Gasperi.

Il suo rapporto di lavoro alle dipendenze della Uil è stato caratterizzato da vari periodi e con diversi trattamenti: “Inizialmente – ci ha detto – negli anni dal ’95 al ’99, non ho beneficiato di alcuna copertura assicurativa e non ho percepito retribuzione. A differenza invece del secondo periodo, dal 2000 fino al 2003, in cui sono stato assunto come parasubordinato, ma con una retribuzione inferiore a quella che in realtà avrei dovuto ottenere. In ultimo, dalla fine del 2003 fino agli inizi del 2007, pur non avendo copertura assicurativa e previdenziale, mi veniva corrisposta una retribuzione mensile di 200 euro a mezzo assegni, tratti dal conto del sindacato. Tutte somme erogate senza giustificazione, in quanto assai parziali rispetto al lavoro che svolgevo”.

Durante i suoi anni di lavoro alla Uil di Bari, Benedetti ha svolto le mansioni di impiegato, occupandosi di materie vertenziali, di materia fiscale, ha svolto pratiche di patronato, è stato membro di commissioni delle politiche per l’impiego presso la Provincia di Bari nonché membro di Commissione nel Comune di Ruvo di Puglia. Tutte mansioni che avrebbero dovuto avere una qualifica come impiegato di concetto di secondo livello. Il CCNL di riferimento è quello dei lavoratori del terziario commercio che, all’epoca dei fatti, veniva applicato dalla Uil di Bari.

“Come la maggior parte degli impiegati – ha aggiunto – mi recavo ogni giorno a lavoro dalle 9 alle 14 nella sede della Uil, fatta eccezione per quando andavo in missione presso enti e società private. Dopo il regolare orario di lavoro, andavo alla Uil di Polignano, senza recepire nessuna retribuzione, con la speranza di conseguire una regolare assunzione presso gli uffici del sindacato, provinciale o regionale. Ciò non è avvenuto, nonostante nello stesso periodo siano state regolarizzate altre posizioni di dipendenti impiegati dal ’95 al ’97”.

Benedetti non ha però mollato e solo grazie al sostentamento della madre è riuscito ad andare avanti con il suo lavoro, anche senza la dovuta retribuzione: “Più volte ho chiesto che venisse regolarizzata la mia posizione e che mi venissero corrisposte le somme maturate per il lavoro svolto negli anni, certificato da vari attestati rilasciati dai responsabili Uil e dai vari enti con cui il sindacato aveva una collaborazione. A nulla sono valse le mie rivendicazioni e la regolare messa in mora del 2007, del 2010 e del 2014. Le richieste sono state sempre procrastinate dal sindacato”.

Da noi interpellata sulll’intera vicenda, la Uil si è limitata a rispondere che l’accaduto attiene alle segreterie passate e dunque non ha nulla da dire, in attesa che il giudice chiamato a risolvere la questione si esprima.

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