“L’azienda Bosch paga a caro prezzo le scelte incomprensibili del Governo nazionale che stanno penalizzando fortemente la vendita dei motori diesel, orientando il mercato verso i motori a benzina ed elettrici non ancora del tutto performanti, mettendo di conseguenza in seria crisi un settore trainante dell’economia industriale nazionale”. Al lanciare il grido d’allarme è Riccardo Falcetta, segretario generale della Uilm di Bari, dipendente Bosch ed ex RSU fino a dicembre scorso. Peccato che Falcetta sia anche quello che, insieme all’attuale segretario generale della Uil Franco Busto, irrideva insieme ad altri sindacati le nostre preoccupazioni sulle sorti dei 2mila lavoratori dello stabilimento Bosch di Bari.

Era l’11 giugno del 2016 e già si parlava a livello mondiale della possibilità che i governi di buona parte del mondo bandissero la produzione e la circolazione di auto a diesel. “I rischi ci sono e sono concreti – spiega Falcetta, mentre all’epoca tranquillizzava i lavoratori -. Se il Governo non dovesse, come tutti ci auguriamo, tornare sui suoi passi e mettere in campo misure e investimenti seri mirati al rilancio del mercato del diesel, peraltro il sistema meno inquinante attualmente in circolazione, potremmo accusare evidenti ripercussioni occupazionali”.

I rischi, allora come oggi, sono altri esuberi di personale e un ulteriore ricorso agli ammortizzatori sociali, come se finora la Bosch non avesse già munto a sufficienza contributi statali e regionali. L’intervento di Falcetta è quantomeno fuori luogo perché proprio in questi giorni la Bosch ha fatto sapere ai sindacati di voler fare significativi investimento in un altro settore, per il momento non specificato, proprio per rilanciare lo stabilimento di Bari ed evitare esuberi.

I lavoratori hanno fatto fin troppi sacrifici, anche per via dell’accordo siglato proprio dalla Uilm. Accordo non del tutto rispettato, che ha causato enormi malumori, avendo generato figli e figliastri. “Non possono essere sempre e solo loro a pagare lo scotto della crisi”, continua Falcetta. Siamo d’accordo con lui. Lo scotto della crisi lo dovrebbe pagare soprattutto chi non ha saputo per tempo capire che saremmo arrivati a questo punto, brandendo la bandiera sindacale con eccessivo ritardo, mentre alcuni ottenevano ingiustificate prebende.

“Ricordiamo ad esempio che attualmente la cassa integrazione è stata attivata per il 50% dei dipendenti – precisa Falcetta -. Nel 2018 sono stati utilizzati circa 6/7 giorni al mese tra cassa integrazione e ferie collettive. Per il 2019 si prospetta un ulteriore aumento”. Buongiorno dunque al segretario Falcetta, dalla memoria evidentemente corta, avendo la Bosch fatto ricorso alla cassa integrazione ormai da 11 anni.

Peccato siano stati usati tre pesi e quattro misure. “Serve un piano di rilancio industriale, in particolare nel sito di Bari, che è altamente strategico nell’economia aziendale nazionale – dice ancora il segretario generale della Uilm, al quale all’epoca chiedevamo di sapere la sua paga oraria, informazione mai avuta -. Un piano che punti alla riconversione dei processi produttivi e alla formazione del personale dipendente. Tuttavia, bisogna fare in fretta, il Governo deve fare in fretta: la diversificazione del prodotto comporta tempi lunghi e il futuro dei lavoratori va tutelato subito, con ogni mezzo”.

Fa quasi sorridere che a chiedere di fare in fretta sia proprio il segretario generale della Uilm di Bari ed ex RSU Bosch, Riccardo Falcetta. In ogni caso speriamo siano prese le misure necessarie per salvaguardare il più possibile il posto di lavoro dei 2mila dipendenti Bosch nello stabilimento barese.

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