Dopo aver raccontato alcuni particolari sullo sfruttamento dei commessi in numerosi supermercati, le lettere a GentiloniEmiliano e Di Maio, lo schiavo moderno riprende carta e penna. Mette nero su bianco alcune situazioni raccapriccianti.

Nonostante lo sconforto generale dice di essere fiducioso nell’intervento delle Istituzioni e invoca altri schiavi a farsi avanti, anche attraverso la nostra redazione. Siamo certi che il fenomeno del caporalato in certi supermercati abbia raggiunto il livello di guardia.

D’altro canto, se ce ne fossero, invitiamo i responsabili dei marchi che si sentono offesi da questa denuncia a contattarci per raccontare se e come è possibile un modo diverso di fare impresa.

LA LETTERA FIRMATA DELLO SCHIAVO DEL SUPERMERCATO – “Vieni a ballare in Puglia, dove la mafia schiavizza i lavoratori e se ti ribelli sei fuori, costretti a subire ricatti da uomini grandi ma come coriandoli”. Incredibile quanto siano veri i versi di una canzone. Un testo capace di racchiudere in sé la cruda realtà che siamo costretti a vivere ogni giorno noi lavoratori dei supermercati.

Lavoriamo quasi il doppio delle ore dichiarate e retribuite, senza contare le costanti pressioni psico-fisiche alle quali siamo soggetti. Un’escalation senza fine, di soprusi e ripicche tutte illegali e tutte perpetrate con lo scopo di accrescere la paura, tenendoci sottomessi al loro potere. Una paura che se affrontata ci vede soccombere perché, come dice la stessa canzone: “Se ti ribelli vai fuori”.

Se ti ribelli ti spediscono il più lontano possibile da casa, con giustificazioni assurde, che non hanno nessun riscontro nella realtà. Ti fanno lavorare come uno schiavo e non ti è concesso nemmeno sbagliare. Se sbagli, infatti, paghi, e non a parole, ma nei fatti, principalmente a livello economico: vengono addebitati in busta paga gli errori compiuti per stanchezza e non certo per menefreghismo.

Ti vengono fatte pagare multe, con le più assurde motivazioni, e se per disgrazia un ente esterno combina la multa al negozio, questa viene addebitata al responsabile del punto vendita, che ufficialmente responsabile non è, in quanto nessuno, e dico nessuno, svolge la mansione con la quale è registrato a termini di legge. Fino a poco tempo fa, ai presunti responsabili venivano fatte pagare anche le cifre di eventuali rapine che subivano andando a versare gli incassi del punto vendita, registrandoli come prestiti che l’azienda concedeva al malcapitato. Loro, però, dichiaravano più di quello che realmente veniva sottratto al durante la rapina.

Una vera e propria associazione a delinquere, finalizzata a rendere più vicine allo zero le perdite aziendali a scapito dei lavoratori. Dobbiamo pagare la bottiglia d’acqua, nonostante siamo 11 ore li dentro. Ci vengono anche addebitati i costi di rotture di beni presenti nel punto vendita, nonostante questi siano assicurati. Tanto per mangiare due volte.
Questo è quello che succede in questi punti vendita e nonostante ci siano state denunce in passato, questo accade ancora, lasciandoci davvero perplessi sul mancato intervento da parte delle istituzioni.

In questo modo cresce in tutti quel sentimento di delusione e di abbandono. Io, invece, nelle Istituzioni credo ancora. Solo aggrappandomi alla mia convinzione riesco a trovare il coraggio di denunciare queste porcherie. Non voglio credere che non ci sia via d’uscita o una soluzione. Insomma, giustizia.

Non dirò mai a mio figlio che deve accettare ogni tipo di sopruso solo perché al sud funziona così. Questo non è il Sud, siamo in Italia, e la legge deve essere uguale per tutti.
Invito di cuore tutti coloro che subiscono angherie nei supermercati a ribellarsi, le Istituzioni ci sono, credetemi, denunciate anche attraverso Il Quotidiano Italiano, la redazione che più di ogni altra ci sta dando voce e riscontri positivi.

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1 COMMENTO

  1. Che tristezza, ma è la realtà! Il sottoscritto sono più di sedici anni che lavora nel ramo della grande distribuzione, precisamente in Coop e grazie a Dio benedico il giorno in cui sono entrato a farne parte, ti riconoscono tutti i diritti compreso lo straordinario frazionato ad ogni 15 minuti ( e sono pochissime l’aziende che fanno questo ).
    Ma prima di entrare in Coop ho lavorato tanti anni nei supermercati di Bari e provincia e devo assolutamente confermare la testimonianza del collega sopracitato. Tutto assolutamente vero!!! Inoltre però, quando avevano la soffiata di una visita da parte dell’ispettorato del lavoro si preoccupavano di venire da te e chiederti di rispondere a loro favore che eravamo soggetti a lavoro in turnazione non superando un tot di ore settimanali…chiaramente potevi rifiutare ma ti assumevi tutte le conseguenze.
    Per non parlare poi delle lettere di dimissioni in bianco che ti facevano firmare prima dell’assunzione…
    Etc. et. etc…

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