Il turismo internazionale traina quello pugliese. La conferma arriva dai dati riferiti ai primi otto mesi del 2018 presentati al BuyPuglia: gli arrivi e le presenze dall’estero crescono del 10% a fronte di un calo del turismo nazionale stimato del 2%.

Gli stranieri che hanno viaggiato in Puglia l’hanno fatto soprattutto nei mesi di marzo, aprile e maggio con una predilezione per alloggi di fascia medio alta: “Una scelta diversa rispetto al passato – afferma Benny Campobasso, presidente Confesercenti Puglia – indirizzata verso il lusso, hotel a 5 stelle o masserie. Il fatto che scelgano soprattutto i mesi primaverili fa capire che la Puglia può puntare a un turismo destagionalizzato, valido 365 giorni all’anno”.

La Puglia, infatti, può contare su un patrimonio enogastronomico ricco e variegato: 21 presidi Slow Food, 22 IG Food e 39 IG Wine, moltissimi ristoranti e 276 Prodotti agroalimentari tradizionali, tra cui figurano prelibatezze come orecchiette e focacce, vino e olio. Un elemento caratterizzante l’offerta pugliese è rappresentato poi dalle masserie didattiche, strutture che offrono al turista un’esperienza a stretto contatto con la ruralità del territorio.

Non è però tutto rose e fiori. Dai dati emerge anche un calo nei mesi estivi che deve far riflettere: “Pur avendo tanti chilometri di costa e un bellissimo mare – sottolinea Campobasso – siamo meno competitivi. Vuol dire che l’offerta balneare non ancora è adeguatamente strutturata”.

Focalizzando l’attenzione su Bari, poi, c’è molto da lavorare: “Parliamo di una bella città ma con pochi contenuti e molto spesso sporca. Non può essere definita una città turistica nella sua pienezza. Dai dati, infatti, emerge che la permanenza a Bari è molto limitata”.

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