“Ciao Antonio, qui ormai non c’è più una logica di tutela del lavoratore. Nelle ultime tre settimane è successo dell’incredibile, siamo stati lasciati soli al nostro destino e i sindacati sono latitanti”. Inizia così la lettera inviata ieri in redazione proprio mentre cercavamo di capire cosa stesse succedendo dentro lo stabilimento Bosch di Bari.

“Non siamo più tutelati dai nostri sindacati – continua l’operaio -. Siamo stati chiamati di notte nei reparti direttamente dalla dirigenza per firmare un accordo individuale che prevede l’obbligo di lavorare per tre mesi il sabato notte, la domenica mattina e la domenica pomeriggio, con un compenso di 70 euro a turno fino al prossimo mese di dicembre”. La denuncia ci ha fatto saltare dalla sedia, perché non solo alla Bosch sono in cassa integrazione, ma il colosso tedesco starebbe utilizzando a livello nazionale lo spauracchio della crisi per riuscire a ottenere più soldi dal governo gialloverde.

“Molti di noi non hanno accettato, quelli più rassegnati hanno firmato – si legge ancora nella lettera -. Sappiamo che chi non ha firmato non avrà vita facile a meno che non abbia santi in Paradiso. Solo una sigla sindacale si è scagliata pubblicamente contro questa situazione, invitando le altre a non stare in silenzio, senza tuttavia riuscire a fermare questo modo di fare”.

La tensione nello stabilimento Bosch di Bari si taglia a fette. “Dico che c’è crisi – incalza il lavoratore -, ci fanno stare a casa 5 o 6 giorni al mese in cigo, par aziendali, ma poi ci obbligano a fare straordinario. Non so se tutto ciò è a norma di Legge”. Non lo sappiamo neppure noi e per questo chiediamo all’azienda, alla Regione, all’Ispettorato del Lavoro, all’Inps, alle segreterie regionali e nazionali dei sindacati, al Ministero e al Governo di illuminarci”.

Già in passato avevamo messo in discussione il ruolo di certi sindacalisti, alcuni dei quali hanno fatto brillanti carriere, più propensi a mantenere i propri privilegi rispetto a portare avanti la lotta per la difesa dei diritti di tutti i lavoratori.  “Ormai nella nostra azienda i sindacalisti non tutelano più nessuno, anzi fanno i cazzi loro – continua amareggiato il dipendente Bosch – ma Regione Puglia, Governo e Inps pure loro dormono o chiudono gli occhi. E se fosse quest’ultimo il caso sarebbe persino più grave. Noi operai stiamo perdendo soldi per colpa dei sindacati, che hanno firmato un accordo dove hanno concesso di tutto e di più all’azienda, persino la nostra vita sociale. Loro, invece, continuano a fare come gli pare, concedendo sempre di più sulla nostra pelle, ottenendo privilegi, potendosi fermare il venerdì, mentre noi il sabato e la domenica siamo obbligati a lavorare”.

Il riferimento si sposta, poi, ad un caso di cui ci siamo occupati in passato, finito poi nel dimenticatoio. “In questa azienda ormai è tutto concesso, caro Antonio. Hanno persino truffato un fondo con fatture false, ma nessuno ha subito conseguenze reali perché di mezzo c’erano alcuni sindacalisti. Hanno minacciato persone e continuano a minacciarle. Siamo schiavi e loro sono i nostri caporali. Peccato, però, che al contrario di quanto succede per esempio in agricoltura, nessuno si ribelli e gridi allo scandalo”.

Dopo quanto ci è stato scritto, accertato grazie ad alcune fonti interne all’azienda e riferitoci da altri operai, siamo certi che bisognerebbe intervenire per assicurare chiarezza nella gestione di questo momento di crisi, sempre che di crisi si tratti davvero. Bisognerebbe inoltre approfondire perché non a tutti venga data la possibilità di fare gli straordinari, perché gli accordi siano stati fatti firmare singolarmente, senza preavviso e senza la consulenza l’avvallo dei sindacati, senza aver informato le istituzioni che elargiscono gli ammortizzatori sociali.

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