Alessandra è una ragazza come tante. Una storia come tante. Giovani preparati, iperformati, con anni e anni di studio, corsi e master alle spalle che attendono – spesso senza speranza – di poter entrare, a pieno titolo, nel mondo del lavoro.

La storia dei “Millennials” italiani è diventata retorica ma drammaticamente vera. Di solito questi ragazzi iperpreparati, ipertecnologici, ipertutto, svolgono lavori di livello più basso rispetto ai loro titoli. Chiamati in mille modi, a volte anche con disprezzo. Allontanati quasi con fastidio. Forse per il fatto che rappresentano il fallimento di un’epoca con cui, “quelli che contano”, pur non volendolo, devono fare i conti. Meglio tirare giù una coltre spessa, a mò di sipario, che funga da inesorabile barriera tra il mondo che lavora e lo crea, dove la possibilità di una minima programmazione della vita è ancora possibile e l’altro, in cui tutto è assolutamente aleatorio e irrealizzabile. Popolato da sogni, come fantasmi, che consumano la mente e il cuore dei nostri ragazzi.

Domande, curricula, nomi e cognomi che rappresentano volti e identità perlopiù smarrite a cui è stato tolto il futuro. Il racconto di Alessandra è quello di una coraggiosa ragazza. Che cerca, cerca, instancabilmente cerca. E che forse qualcosa ha trovato: sicuramente in sé stessa e nella sua creatività.

«Avrei voluto frequentare un interessantissimo master nell’ambito delle risorse umane. – racconta la nostra Alessandra -, ma era a Varsavia e quindi troppo oneroso per me. Allora ho partecipato a un bando della Regione Puglia per poter accedere a una borsa di studio, che poi ho vinto. Ma l’entusiasmo è durato poco. La Regione mi ha liquidata dicendomi che non aveva fondi. E anche su questo progetto è calato il sipario».

«Oggi si sa, non è facile trovare lavoro – continua -. Mi sono sempre adattata facendo tanti “lavoretti”. Penso ancora a quello come commessa: 13 ore di lavoro al giorno e uno stipendio da fame. Poi, è arrivata ciò che speravo fosse la svolta della mia vita: insegnare finalmente in un asilo. Certo, un asilo privato. Ma in ogni caso avrei insegnato. Un sogno. Quindi, aspettative altissime ma alla fine, troppo bello per essere vero: dopo due anni cacciata per esubero. Praticamente sfruttata».

«Poi, un po’ per gioco, un po’ per tentare la sorte, (tanto che avevo da perdere?) ho decido di inviare una mia candidatura al programma TV “ Affari Tuoi” – aggiunge Alessandra – Quel gioco a quiz dove male che vada, perdi un po’ di tempo e te ne torni a casa. Invece ho vinto, portando a casa pure qualche soldo. Il problema ovviamente però è rimasto, perché qualche soldo non significa “lavoro”. Per cui, mi sono ritrovata nuovamente nella consueta realtà, fatta di part time, di lavori logoranti dove, appena raggiunto l’obiettivo, ti scaraventano fuori senza se e senza ma. Insomma esperienze, che non si possono chiamare così, ma non saprei come altro definirle. Spaventanti e disumane questo sì. Mi sono imbattuta in un mondo spersonalizzato. Dove tutto ruota e deve ruotare intorno al denaro».

«Alla fine mi sono detta, non mollare – conclude -. Non cercare più fuori ma dentro di te. Guarda quello che puoi e sai fare. Alle tue risorse. E così è cominciato tutto. L’antica passione per i fiori dai mille colori, a cui da piccola guardavo con attenzione e ammirazione, oggi, è diventata opportunità lavorativa: creo fiori spettacolari in tessuto pregiato per qualsiasi tipo di addobbo. Certo, sono agli inizi, ma ho fiducia perché i consensi non mancano. E adesso posso finalmente dire di aver affidato alla “KendraCreations”, che ha una sua pagina Facebook visitabile, tutti i miei sogni».

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