Essere consapevoli dei propri limiti è una qualità che purtroppo non tutti hanno. Ma gli operai del cantiere dell’ospedale di Molfetta, ironia della sorte a due passi dal Pronto Soccorso, “sanno il fatto loro”, tanto da non indossare i dispositivi di sicurezza per il montaggio dell’impalcatura. Tradotto: caschi e imbracature. “Siamo esperti, non ci facciamo male”. La risposta ci ha lasciati di sasso. La scusa dell’esperto operaio batte tutte quelle sentite finora.

Lo avrà pensato anche il collega, tranquillamente impegnato in una conversazione telefonica con il braccio sinistro appoggiato all‘impalcatura?  Le immagini parlano chiaro e demoliscono ogni possibile giustificazione. Seppur l’altezza “minima” di 5 metri – nonostante abbiamo raccontato di morti bianche per cadute da poco più di un metro – un piede messo in fallo o un piccolo errore di valutazione, avrebbe potuto provocare una tragedia. Magari l’esperienza salvasse davvero la vita, non ci sarebbe bisogno di controlli e ispezioni per sanzionare chi mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri.

La vera follia di questa vicenda non sta tanto nella colpevole negligenza degli operai, ma nelle risposte che non ci siamo sentiti dalla direzione sanitaria dell’ospedale di Molfetta. “Non abbiamo l’autorizzazione di parlare coi giornalisti”. La cantilena non basta a giustificare il fatto che nessuno, tanto meno il Direttore sanitario, sia intervenuto per chiedere la messa in sicurezza del cantiere e degli operai che ci lavoravano.

Abbiamo scoperto che un ingegnere di stanza all’ospedale Di Venere di Bari, lontano alcune decine di chilometri, sia il responsabile dei controlli. Non è forse più folle dell’operaio impegnato a 5 metri di altezza senza protezioni? Al Direttore sanitario suggeriamo in ogni caso maggiore attenzione rispetto a quello che succede nel “suo” ospedale, sotto i suoi occhi.

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