Secondo quanto previsto dall’Amministrazione comunale barese sarebbe dovuta essera una passeggiata dolorosa solo per i lavoratori. Al contrario, il tentativo di scaricare sui dipendenti comunali le responsabilità patrimoniali della Cassa prestanza è fallito miseramente.

Per chi non lo sapesse, lo ricordiamo, la Cassa prestanza, è una specie di “salvadanaio”, in cui ogni dipendente comunale versa mediamente 600 euro l’anno, che vengono investiti. Tra le novità che si sarebbero volute imporre anche le modalità d’investimento di quei soldi. Alla fine della carriera lavorativa, poi, si passa a ritirare il “malloppo”.

Che sarebbe finita a schifìo lo si è capito fin dalla convocazione, fatta non personalmente invitando i 1500 iscritti, ma attraverso l’intranet comunale. Tutti informati dell’assemblea in programma 28 dicembre solo sette gorni prima, subito dopo le vacanze di Natale e alla vigilia di Capodanno. Nonostate tutto, però, il passaparola ha fatto la differenza e si sono presentati in almeno trecento. Mai succeso fino a ieri.

Assente il presidente Angelo Tomasicchio, l’assessore delegato dal Sindaco. Al pronti via, la metà dei presenti ha presentato una mozione per chiedere lo stravolgimento dell’ordine del giorno. In sostanza, si chiedeva il congelamento della Cassa (iscrizioni e liquidazioni), perché si voleva capire che fine avessero fatto i circa 20 milioni di euro di capitale versato, calcolando che secondo quando apprendiamo, nella Cassa non ci sarebbero più di 3 milioni.

Il clima è stato tesissimo fin dall’inizio, perché la segretaria, la dirigente comunale Marisa Lupelli, si è rivelata ostile. Non entriamo nei tecnicismi, ma molto semplicemente i conti non tornano e chi ha versato quei soldi vuole sapere dove stanno. Non solo. Piuttosto che continuare ad alimentare il buco nero, in tanti sarebbero persino disposti a buttare tutto all’aria.

Alla fine della fiera il nuovo regolamento, che scarica tutte le responsabilità sui dipendenti, non è stato approvato, ma non si sa neppure cosa sia stato scritto nel verbale, avendo la Lupelli rifiutato di leggerlo prima di sciogliere l’assemblea senza regole. Fatto gravissimo, poi, sta nel riconoscimento dei presenti, avvenuto senza rendersi conto se si trattasse davvero di dipendenti comunali.

La farsa celebrata ieri ha scatenato le ire dell’USB, ma siamo certi che altri, compesi alcuni consiglieri comunali affacciatisi sul finire della bagarre, non faranno mancare il proprio intervento. Le domade sulla cattiva gestione della Cassa restano senza risposte e probabilmente è arrivato il momento che qualcuno ne dia conto.

 

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