La sede del Comune di Adelfia.

Con buona pace di certi dirigenti comunali, il segretario generale di Adelfia, Ernesto Loizzi, ha preso a cuore l’assurda vicenda dei premi di produttività dati con vecchi e illogici criteri ai dipendenti pubblici della cittadina dell’uva regina e del buon vino. La produttività, ormai da qualche tempo, è regolamentata da precise disposizioni, che ad Adelfia sembrano essere state sorvolate nel nome delle cattive abitudini del passato.

Un dipendente comunale, infatti, non può essere premiato se accumula un maggior numero di assenze rispetto a un collega, solo perché ha una posizione migliore o un titolo di studio superiore. Successivamente al “nostro blitz” a Palazzo di Città, prendendo alla lettera le parole del segretario comunale, quattro dipendenti del Comune di Adelfia hanno fatto ricorso, chiedendo di ricalcolare il premio, a loro dire ingiusto. In due casi, poi, è stato chiesto un accesso agli atti – finora negato – in modo da poter constatare autonomamente la regolarità delle attribuzioni.

“Non abbiamo ricevuto alcuna risposta per il momento”, tuona uno dei quattro che ha presentato ricorso. La risposta del segretatio Loizzi non si è fatta attendere. “Risponderemo a tutti entro la fine del mese – spiega – stiamo facendo gli opportuni accertamenti in modo da essere precisi e capire cosa si può eventualmente fare nel caso dovessimo riscontrare anomalie. La mia intenzione, così come dell’amministrazione, è quella di ristabilire l’equità, come previsto dalla legge, nel caso non siano state rispettate le norme vigenti”.

Staremo a vedere.

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1 COMMENTO

  1. Argomento spinoso da affrontare, considerato che la produttività è legata ad una scheda di valutazione che esclude parametri oggettivi, quali carico di lavoro quantitativo e qualitativo, presenze in servizio, malattie, titoli, corsi professionali ecc… Fa riferimento, invece, ad una serie di criteri alquanto aleatori e opinabili, sì da dare la possibilità al dirigente di valutare in modo, diciamo personale, i dipendenti. E qui nascono i problemi, tenuto conto che ogni uomo, anche i dirigenti, soffrono di simpatie ed antipatie. Poi ci sono i sindacalisti che vogliono entrare in ogni merito ed infine il lavoratore che, se maltrattato, protesta. La trasparenza è accuratamente evitata adducendo falsi motivi di privacy per coprire favoritismi e ingiustizie. Sarebbe il caso di cambiare sistema in sede di nuovo contratto di lavoro, ma il governo rottamatore si guarda bene dal rottamare quando conviene a lui. Queste cose…non si dicono…ma si dovrebbe!

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