Nonostante le polemiche e i malcontenti, la “Buona Scuola” renziana va avanti. Ma vanno avanti anche le manifestazioni degli insegnanti, precari e non, per le conseguenze che il decreto ha provocato a un anno dalla sua pubblicazione. Tirare le somme è sempre più difficile, proveremo a farlo con Cristina Grisanzio, docente precaria di lettere, che lo scorso 21 ottobre, insime ad altri professionisti del comparto scuola, ha partecipato allo sciopero generale dei lavoratori del pubblico impiego.

Professoressa, se oggi potesse dare un voto alla “Buona Scuola”, quale sarebbe?
“Zero” per quel che mi riguarda. Ho deciso di non aderire al piano assunzionale straordinario, messo in atto alla vigilia di Ferragosto dello scorso anno, perché la mobilità, da legge, sarebbe stata successivamente bloccata per un intero triennio e senza la possibilità di chiedere l’assegnazione provvisoria annuale. Ho pensato, con rabbia, che mi giocavo l’unica opportunità di avere una stabilità dopo un decennio di precariato. Ma la sofferenza di lasciare mio marito e i miei due bambini piccoli e il mondo che faticosamente avevo progettato e sperato di vivere con loro, ha prevalso su tutto. Quindi, da un lato la famiglia, gli anni di studio, le specializzazioni, le abilitazioni, il tempo e i soldi spesi, dall’altra la pretesa di dover fare scelte drastiche, azzerando sentimenti e valori. Così, ho detto no.

Cosa prevedeva la legge?
La legge 107 prevedeva, previa compilazione di un’apposita domanda on line, l’assunzione nella scuola a tempo indeterminato. Una buona occasione, si potrebbe dire, ma solo in apparenza. Infatti, coloro che l’hanno sottoscritta sapevano che avrebbero dovuto lasciare la propria regione per la sede di titolarità in base ai calcoli di un algoritmo. Quindi un salto nel buio più profondo. È chiaro che dopo aver valutato a tavolino tutte le opzioni possibili per me, ho pensato di non rischiare e di attendere per il ruolo ancora qualche anno. Del resto la 107 parlava di fine precarietà per tutti quei docenti iscritti alle graduatorie a esaurimento, le cosiddette GAE. In definitiva potevo ancora sperare. Ma l’emendamento Puglisi, nel marzo 2016, ribalta ulteriormente la situazione, concedendo ai neoimmessi in ruolo la possibilità di chiedere, per l’anno scolastico successivo, l’assegnazione provvisoria nella propria provincia di residenza. Naturalmente questo ha generato sconcerto, discriminazioni e caos tra i docenti che, come me, hanno detto no.

Facendo il punto della situazione come potremmo riassumerla?
A partire dal settembre 2016 la maggior parte dei docenti neoimmessi, com’era ipotizzabile, ha fatto richiesta di assegnazione provvisoria, mettendosi in malattia o congedo fino al conseguimento. I docenti GAE sono passati, per non aver aderito al piano assunzionale, dall’essere precari all’essere disoccupati o, come conseguenza dell’emendamento Puglisi, al lavorare con graduatorie d’istituto su supplenze brevi. Tutti i posti disponibili, che da anni vengono stanziati per le supplenze annuali dei docenti GAE, sono andati alle assegnazioni provvisorie. Di conseguenza, per i precari come me, nonostante i tanti pensionamenti, non ci sono state assunzioni. C’è di più: nell’attesa del procedimento, non immediato, di ottenere assegnazioni provvisorie nelle classi ancora scoperte, a settembre di quest’anno c’erano a supplire proprio i docenti GAE, che terminerebbero il loro incarico con l’arrivo del neoimmesso. Decente che nel frattempo ha fatto domanda di assunzione e di rientrare con la mobilità. Questo è il caos di cui parlavo.

Al nord come vanno le cose?
Al nord, i posti dei titolari neoimmessi, cioè di coloro che hanno aderito al piano assunzionale, sono rimasti scoperti, con disagi inimmaginabili per famiglie e alunni. È noto a tutti la maggiore concentrazione di docenti al Sud, motivo che ha spinto il Miur ad attuare questa riforma. Che aveva anche l’obiettivo di dare risposta alla sentenza della Corte di Giustizia europea per la reiterazione dei contratti a termine stipulati oltre i 36 mesi. Secondo me questa vicenda ha solo evidenziato l’ennesimo clamoroso fallimento del governo.

Se e in cosa riconosce il carattere “lesivo” della riforma nei confronti dei diritti dei docenti?
Il carattere “facoltativo” della domanda di assunzione straordinaria non avrebbe dovuto diventare oggetto di discriminazione o di decisioni svantaggiose per coloro che non l’hanno sottoscritta.  Ciò in nome dei principi democratici che regolano i diritti di tutti i lavoratori. Sarebbe stato auspicabile mediare tra le legittime aspettative di entrambi i gruppi, garantendo ai docenti precari, che lavorano ormai da anni nella scuola, di continuare a farlo, non dimenticando che è anche grazie a loro che la scuola è andata e continua ad andare avanti.

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