Poizia Locale e ordine pubblico. A pochi giorni dal referendun anti trivellazioni del 17 aprile, gli agenti hanno ottenuto di poter presidiare i seggi. Avevano protestato contro la circolare del ministero degli Interni, alzando la voce e minacciando di consegnare le armi. Sì, perché la stragrande maggioranza dei loro interventi, rientra a pieno titolo nella sfera dell’ordine pubblico. Nè più nè meno di quanto accade per le altre forze di polizia.

Gli agenti della Municipale sono spesso i primi ad entrare in contatto con i cittadini, magari a intervenire, ma poi hanno le mani lagate. Le contraddizioni all’interno del Corpo sono tante, per esempio il Gisu (Gruppo intervento sicurezza urbana). Parliamo gruppo speciale voluto dal sindaco di Bari, Anonio Decaro, addestrato in maniera specifica, dotato di pistola, manette, spray al peperoncino, ma senza accesso al Sistema D’Indagine (SDI).

Fermato un sospetto, gli agenti della Polizia Locale non possono accedere all’unico strumento che in tempo reale direbbe loro la pericolosità della persona fermata. Nessun riconoscimento per il loro lavoro, tanto che più vlte il questore di Bari, ha impedito ai Vigili Urbani compiti di ordine pubblico. Non hanno il riconoscimento della causa di servizio. In altre parole, se quel fermato che non è stato possibile indentificare dovesse tirare fuori la pistola e colpirli, non avrebbero alcun risarcimento. Sarebbe potuto succedere sabato scorso, quando la pattuglia del Gisu, andata in sostegno di un ufficiale della Guardia di Finanza, ha ammanettato e rinchiuso in auto un ladro che aveva messo a segno un colpo in un negozio di via Sparano. È per questo che molti degli agenti hanno un’assicurazione personale sulla vita e sugli infortuni. Per la burocrazia sono dipendenti comunali come tutti gli altri.

Senza contare i problemi con la fornitura delle divise e quelli con una pianta organica che difetta di almeno 250 uomini in meno rispetto a quanto previsto. Di qui l’impossibilità di presidiare a tappeto tutto il territorio cittadino un tempo maggiore rispetto a quello attuale. La percezione – e non solo quella – è che qualche zona della città non sia presidiata a dover.

Non solo multe, insomma. I compiti affidati alla Municipale sono tanti e nei settori più diparati – ribadiamo – in molti casi nella sfera della sicurezza e dell’ordine pubblico. Per capirci qualcosa di più e comprendere appieno le ragione delle rivendicazioni contrattuali, abbiamo affiancato per due ore la pattuglia “62”, capeggiata dall’ufficiale Ivano Marzano. Rilevi in caso di incidenti stradali, divieti di sosta, parcheggiatori abusivi, icontrollo ai portoghesi sugli autobus Amtab o delle concessioni per l’allestimento di impalcature e ponteggi, presidio delle strade in cui ci sono lavori in corso, accertamento dei documenti d’identità, ronde nelle piazze del centro cittadino, prevenzione negli incontri tra gente disperata e gli assistenti sociali oppure all’assessorato al Patrimonio, icontrasto alla doppia fila e all’uso indiscriminato delle corsie preferenziali, richieste di informazioni, interventi di rappresentanza istituzionale.

Sono solo alcuni degli interventi che abbiamo vissuto personalmente insieme alla pattuglia che ci ha fatto entrare in auto. Appena due ore. Parlando con i Vigili Urbani, i verificatori dell’Amtab e leggendo i dati delle prestazioni dopo il cambio al comando, si può comprendere quanto possano essere condivisibili molte delle rivendicazioni che hanno costretto gli uomini della Municipale a scendere in piazza.

Allacciate le cinture, parte il viaggio a bordo della pattuglia in giro per la città. Dimenticavamo, siamo sempre pronti a sostenere i diritti negati a chiunque, ma anche obiettivi quando si tratterà di segnalare atteggiamenti irrispettosi delle regole, a maggior ragione deplorevoli se messi in pratica da chi indossa una divisa. Una qualunque divisa.

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