Fine anno, tempo di bilanci. Lo è anche per la Cgil che ha pubblicato il suo report annuale stilato dal Centro Studi.

In Puglia dal 2013 al terzo trimestre del 2014 si registrano 10mila occupati in meno, e il dato peggiora fino a 17 mila se si considera il numero di occupati al terzo trimestre 2013. Dunque la ripresa ancora non c’è, sembra però che nel 2014 si attenui quel crollo dell’occupazione che aveva invece connotato il 2013, un anno nero per il lavoro, in cui le perdite si attestavano su una cifra superiore agli 80mila occupati. il dato dei 10mila occupati in meno è la sintesi tra la perdita di 11mila occupati uomini e l’incremento di mille occupate donne. Sembra quindi che, dopo la pausa negativa del 2013, l’occupazione femminile sia tornata, seppure con tanti limiti e vulnerabilità, a crescere, così come era accaduto negli anni post-crisi.

Aumentano di 17mila unità i disoccupati. Questo dato è il risultato non solo del calo del numero degli occupati, ma anche dalla diminuzione di 4mila unità del numero degli inattivi. Quattromila persone, cioè, sono uscite dalla condizione di inattività per mettersi alla ricerca di un’occupazione.

In provincia di Bari, mentre tra il 2010 e il 2012 si erano persi 2mila posti di lavoro, nel solo anno 2013, ne sono andati perduti addirittura 30mila. Mentre gli uomini continuano anche nel 2013 a perdere altri 20mila occupati, le donne che avevano mostrato di saper resistere alla crisi facendo addirittura registrare un aumento del numero delle occupate, in quest’anno perdono ben 11mila occupate.

Sempre in provincia di Bari iI tasso di occupazione al 2013 scende dal 38,6 al 35,8. Il tasso maschile cala per una quota doppia rispetto a quello femminile che, del resto, come detto, fa segnare nel 2013 una perdita, per la prima volta dall’inizio della crisi. La crisi continua ad abbattersi soprattutto nei settori caratterizzati da un’occupazione maschile, ma anche dalla scelta di molte donne di tuffarsi nel lavoro a fronte della perdita parziale o totale del lavoro da parte dei loro compagni e familiari.

La perdita di occupati nel 2013 ha riguardato in modo particolare i lavoratori dipendenti (-29mila), i settori più colpiti, ancora una volta, industria e costruzioni. Se questi tra il 2010 e il 2012 avevano perso 2mila unità, nel solo 2013 ne perdono 14mila.

Aumentano i disoccupati nella provincia di Bari di ben 16mila unità nel solo anno 2013. Il tasso di disoccupazione complessivo, è aumentato di quasi 4 punti percentuali, passando dal 16,0% nel 2012, al 19,9% nel 2013.

Questo aumento si è accompagnato all’incremento del tasso di inattività che nel 2013, seppure di un solo punto percentuale, aumenta, pur attestandosi su valori più bassi rispetto agli anni precedenti.
Entrambi gli incrementi si registrano sia tra gli uomini sia tra le donne, seppure in misura più evidente tra i primi.

Nella provincia di Bari i giovani continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di occupazione: la fascia 18-29 anni perde nel 2013 quasi 14mila occupati, 8mila tra gli uomini e quasi 6mila tra le donne. Il dato rilevante è che questa perdita si somma a quelle degli anni precedenti. Fin dal 2008 è proprio la fascia più giovane a perdere le percentuali più consistenti di occupati, e questo sia tra gli uomini sia tra le donne. Tra queste ultime, ad esempio, mentre le altre fasce di età facevano registrare, tra il 2008 e il 2012, incrementi di quasi 4%, la fascia 18-29 anni perdeva più dell’8%.

Il tasso di occupazione giovanile nella provincia di Bari aumenta: la fascia 18-29 anni passa in un solo anno da un tasso del 32,0% al 40,3%. Con incrementi maggiori tra le donne che tra gli uomini. L’assenza di dati al 2013, non consente di confermare l’incremento del numero dei Neet per la Puglia e per la provincia di Bari, ma è purtroppo ragionevole supporre che il trend di crescita, confermato dei dati fino al 2012, valga anche per gli ultimi anni.

Comparando i dati al terzo trimestre tra il 2013 e il 2014, nella provincia di Bari i saldi tra il numero complessivo delle imprese e a quello degli addetti, presentano delta di segno opposto: al terzo trimestre 2014 le imprese sono 150.892 contro le 150.712 registrate al terzo trimestre dell’anno precedente, con un aumento di 180 unità produttive. Ma nello stesso intervallo di tempo considerato, il numero degli addetti cala di ben 2.681 unità. Necessaria la cautela nel considerare questi dati poiché non ci si trova dinanzi a valori completi che solo la media annuale potrà fornire.

Guardando ad alcuni settori, nei primi tre trimestri del 2014, si rileva che il danno occupazionale maggiore lo fa registrare il settore delle Costruzioni che in un anno perde 69 imprese (passando da 17.980 a 17.911) e ben 2.013 addetti (passando da 55.017 a 53.004). Poi c’è il comparto tessile fa registrare una perdita di 27 unità di impresa (passando da 3.477 a 3.450) e di 347 occupati (passando da 22.434 a 22.087). Poi il settore della fabbricazione di macchinari, autoveicoli e apparecchiature elettroniche che perde 318 unità di impresa (passando da 1.690 a 1.372) e 157 addetti (passando da 11.065 a 10.908). Diversi numeri ma analogo andamento per le imprese del settore chimico e farmaceutico, il numero delle imprese passa da 116 a 117, ma diminuisce i numero degli addetti di 93 unità (passando da 1.000 a 907). Diverso, invece, il comportamento dell’Agricoltura che perde, rispetto allo stesso periodo, 419 imprese, mentre il numero dei suoi addetti aumenta di 1.610 unità. E, inverso rispetto a questo, quello del Commercio che vede aumentare di 175 il numero delle unità di impresa (passando da 40.486 a 40.661) ma perde 749 addetti(che passano da 85.057 a 84.308) e le imprese impegnate nella fabbricazione di mobili che aumentano di 5 unità produttive (passando da 1022 a 1027) ma perdono 298 unità di personale (passando da 10.664 a 10.366).

Nel bilancio demografico della provincia di Bari, aumenta ancora il numero degli immigrati che passa da 32.266 al 1° gennaio 2013, a 36.862 al 1° gennaio 2014, e come per gli anni precedenti oltre la metà. L’incremento è del 14,2%, in linea del resto con l’andamento regionale: in Puglia gli stranieri residenti sono 96.131 all’inizio del 2013 per diventare 110.338 all’inizio del 2014.

Anche per quest’ultimo anno sono si può continuare a ritenere che l’elevata presenza di donne tra le immigrate confermi la persistenza di una domanda di lavoro femminile per la cura (badanti e colf). E questo si accentua in un periodo nel quale le donne italiane hanno tentato di compensare le difficoltà lavorative dei loro compagni cercando un lavoro (anche in nero). Inoltre la scelta di affidare i propri genitori e parenti anziani alle cure di una badante è un’abitudine che si sta estendendo anche al di là delle necessità lavorative delle donne.

Non si può dimenticare, inoltre, che una quota dell’incremento della presenza di immigrati sul territorio barese, come del resto su quello pugliese e italiano, è spiegata dalle nascite dei figli degli immigrati residenti, nuovi nati che la nostra legislazione impedisce di considerare cittadini italiani.

Il 2015 è un anno importante per gli investimenti nella città di Bari e nella sua Area Metropolitana. Si sbloccano finalmente i 394 milioni di euro del nodo ferroviario, investimento destinato non solo a modificare radicalmente, in senso positivo, l’assetto urbanistico della città, ma anche ad accelerare in maniera determinante il processo di integrazione della rete dei trasporti tra nord e sud e a creare grandissime opportunità di lavoro.
Il 2015 è anche l’anno in cui si avvia la nuova Programmazione dei Fondi Comunitari che vedrà Bari interessata, oltre che dal POR (Programma Operativo Regionale), direttamente dal PON Città Metropolitana (Programma Operativo Nazionale) con una dotazione finanziaria di circa 100 milioni di euro.

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