Lo sapevano tutti che la seconda ondata di pandemia sarebbe arrivata. I pugliesi sono stati rassicurati. “Siamo pronti”, “Abbiamo aumentato i posti in terapia intensiva”, gli era stato detto. Al netto dei proclami ci siamo ritrovati spaesati, impauriti dal tutto e dal contrario di tutto.

Siamo tutti – raccomandati a parte – al centro di una Via Crucis alla ricerca del posto letto nei pronto soccorso, sballottolati tra ospedali covid e no covid. Infarti, ischemie, neoplasie, crisi di ogni tipo.

Qualunque patologia viene dopo il coronavirus. Passano i giorni, aumentano incoscienza e contagiati, ma sembra restare tutto immutato, al netto di medici richiamati dal riposo della pensione, lavori in questo o quel reparto. E intanto la medicina del territorio rischia di andare con le gambe all’aria. L’emergenza-urgenza viaggia sul filo del collasso. Lo scatto con le ambulanze in coda al pronto soccorso del Policlinico è l’immagine emblematica di quanto sta succedendo.

Interi pezzi di territorio lasciati senza assistenza. Una situazione inaccettabile. Sapere che ci siano persone disperate in pericolo di vita e nello stesso tempo vedere ambulanze, medici, infermieri, soccorritori del 118 in coda tutti bardati rende bene l’idea. Un’idea di sanità diversa da quella che ci viene raccontata e dalla realtà.

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