“Ce fine ha fatte Mimme occhiofine?”. Tradotto dal barese: “Che fine ha fatto Mimmo occhiofino?”. Dal primo aprile scorso Mimmo De Girolamo, 60 anni, originario del borgo antico di Bari, non è più un “falco” della Squadra Mobile. Dopo 35 anni di onorata carriera con la divisa della Polizia addosso – così si dice nella formula uguale per tutti – l’ispettore superiore è andato in pensione.

Mimmo De Girolamo, detto occhiofino per via del cognome della mamma, è stato un poliziotto con un gran fiuto, capace di scovare il bene anche in mezzo a tanto male. È una persona per bene, ma “nu felone” (un filone, ovvero scaltro) a dirla come tanti dei delinquenti che ha consegnato alla giustizia. Mimmo De Girolamo non staccava, era sempre alla ricerca di informazioni, soffiate e se c’era da intervenire non si tirava mai indietro. Uno con le palle a dirla al modo che insegna la strada.

L’ispettore superiore non era massiccio e incazzato, lo sbirro con cui si vuole identificare i poliziotti affinché la mala gente possa averne paura. Rispetto, prima di tutto rispetto, conquistato anche tra i peggiori malacarne della città, del suo stesso quartiere. Un poliziotto di cui un’intera città dovrebbe essere fiera, di quelli che hanno giurato e sono andati in pensione nel silenzio generale.

Poliziotto della vecchia scuola anche nei momenti tesi di una cattura nel cuore della notte, durante una perquisizione nel cuore del clan. Nessun atteggiamento da super uomo. Delicato, soprattutto quando c’erano i bambini presenti nel momento di far scattare le manette ai polsi di un padre, un fratello, un nonno.

E, infine, tengo molto a rendere pubblico il tuo messaggio, caro ispettore, per un motivo molto semplice. Il rapporto tra giornalisti e uomini in divisa nel corso degli anni è cambiato radicalmente. Non mi hai mai rivelato segreti, non mi hai mai imboccato, ma sei stato un punto di riferimento, capace delle dritte giuste, nel solco del rispetto profondo per la divisa che indossavi e del lavoro bistrattato della nostra maledetta categoria.

“Caro Antonio – mi hai scritto – oggi termina il mio rapporto di lavoro con la Polizia di Stato ed è questa l’occasione per ringraziarti delle tante cose fatte insieme, la disponibilità e la collaborazione che ho ricevuto. Lascio con sincero sentimento di orgoglio, per aver avuto il piacere di conoscerti. Racconta sempre quello che vedi con la dialettica che ti contraddistingue”.

Grazie Mimmo, ci provo e con me lo fanno tutti i miei colleghi. E se in qualche modo possiamo fare ancora qualcosa per la tua città vecchia, non esitare a chiedere in prestito la nostra penna, la nostra telecamera.

 

 

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