La festa del clan che non c’è più, attribuita per eredità ai Sedicina. Il rito si ripete da decenni e coinvolge un pezzo del quartiere Libertà di Bari. Siamo in via Nicolai, diventato all’improvviso il male assoluto della città. Finora la festa abusiva è stata tollerata: le luminarie su due pali della pubblica illuminazione, i fuochi d’artificio sulla strada pubblica, ma anche la breve processione sul suolo di tutti, bloccato soprattutto dai curiosi che aspettavano “la zita”.

Dirò una cosa impopolare, ma l’impressione è quella di aver voluto colpire la “festa dei Sedicina” per dare un segnale alle decine e decine di “fuochisti” della città. Parliamo di chi sceglie di rendere noti battesimi, comunioni, nascite, compleanni, scarcerazioni, omicidi o persino la caduta dei dentini e per questo esplodono botti all’infame. Il fenomeno è oggetto di numerose critiche e quindi un segnale andava dato.

Si è scelta questa festa, ma sarebbe potuta essere una delle tante altre che si organizzano in diversi quartieri della città, mica solo al Libertà. Niente fuochi, così il clan decide di sparare coriandoli. Riflettori puntati addosso e quindi si contatta il frate disposto a benedire la statua di Gesù Bambino. Gesto gravissimo per la Curia di Bari, che in passato non lo aveva ritenuto così sconcio, non essendo mai intervenuta formalmente. E le benedizioni, come ogni anno, ci sono sempre state, mica solo al Libertà.

Niente luminarie, ma di fatto sono un orpello di cui si può fare a meno. È stata sbaraccata persino la corona posizionata sul portone dell’abitazione privata. Il problema sta nell’autorizzazione. La festa si consente oppure no. Ancora una volta, invece, si è preferita “la legge della mongia e della pongia”, in perfetto Bari Style.

Una moltitudine di poliziotti, carabinieri, finanzieri, hanno assistito a quel momento conviviale, dove ai presenti come sempre è stato offerto il più classico dei doni: panino e birra, menomale fresca. Alla romana, ognuno dell’incriminata famiglia porta qualcosa. Niente Gomorra, nessuna musica napoletana con un’attenzione a chi vive ai margini. Giuseppe, il senzatetto di via Bovio, ringrazia.

Attenzione, nessun elogio all’abusivismo e men che meno assoluzioni, ma non potevamo esimerci dalla sottolineatura: una completa mancanza della benché minima visione. Perdonateci, ma non abbiamo ancora capito cosa si possa fare o non si possa fare a Bari, cos’è abusivo e cosa tollerato, dove si possa abusare e dove proprio non è consentito. Non abbiamo compreso il perché di tanta confusione.

Il sospetto è che sia una precisa volontà, determinata sempre dalla legge della mongia e della pongia. Da un lato non si offendono la famiglia e i loro sodali; dall’altro si dà la risposta della morbida repressione per tenere nel dormiveglia chi si lamenta e per smettere di piagnucolare ha solo bisogno di un gesto, un segnale qualunque.

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