Sulle orecchiette di Barivecchia, da quando abbiamo dato per primi la notizia del sequestro in un ristorante di corso Vittorio Emanuele, per la mancanza della tracciabilità, è stato scritto di tutto. Nella maggior parte dei casi, dispiace dirlo, si è trattato di una inutile levata di scudi, buona solo per dire un mucchio di sciocchezze.

Il tema in discussione non è la tradizione, non è la genuinità della pasta prodotta dalle sapienti mani delle brave massaie, non è nemmeno l’opportunità o meno di chiudere un occhio all’occorrenza. Il punto, unico e solo, è il rispetto delle regole, norme e leggi che valgono indistintamente per tutti. Nient’altro.

Se ci sono delle norme igieniche valide per la produzione, somministrazione e vendita di cibi e bevande, queste non smettono di avere valenza una volta superati i confini del borgo antico. Stessa identica cosa per quanto riguarda l’emissione degli scontrini e il pagamento delle tasse.

Diversamente, significherebbe che tutti possono fare qualunque cosa, perché tanto si è sempre fatto così, è una tradizione. Allo stesso modo in cui si sa già prima chi saranno i vincitori di certi concorsi, allo stesso modo in cui si affidano gli uffici stampa di enti vari a chi non è nemmeno iscritto all’Ordine dei Giornalisti, giusto per invitare a riflettere alcuni colleghi sulle cose che hanno scritto a proposito delle orecchiette di cui sopra.

Se poi vogliamo davvero parlare delle orecchiette, allora vale la pena ricordare che, per colpa di alcuni allergeni, c’è gente che finisce in ospedale, vale la pena ricordare che quando viene manipolato del cibo nei locali pubblici, il personale deve indossare i guanti, che deve aver superato certe visite mediche e che il locale deve essere munito di tutte le autorizzazioni. Per quanto ne sappiano, è così anche a Barivecchia.

A scanso di equivoci, lo scriviamo in maniera chiara e inequivocabile: noi non siamo contro la tradizione, non siamo contro le orecchiette, non siamo nemmeno contro le signore di Barivecchia, siamo contro il solito modo di non affrontare seriamente le cose per risolverle un volta per tutte. La tradizione delle orecchiette va salvaguardata, ma va anche gestita e regolamentata, in un modo che evidentemente non è stato ancora studiato, facendo sedere allo stesso tavolo gli Enti preposti e le signore in questione.

Fino ad allora, mentre in qualche angolo della città ci saranno “abusivi di serie B” legittimamente autorizzati a sentirsi presi di mira, le orecchiette delle signore di Barivecchia saranno sempre non tracciabili, abusive e vendute in nero. A favore di telecamera.

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