In fondo a questo articolo leggerete ciò che il comandante della Polizia Locale di Bari, Michele Palumbo, ha scritto nel gruppo Whatsapp in cui ha inserito la quasi totalità dei giornalisti e cineoperatori baresi. Gruppo da cui siamo stati espulsi dopo la notizia degli agenti della Polizia Locale che hanno multato l’auto civetta dei colleghi su corso Vittorio Emanuele.

Nel testo che Palumbo dedica ai nostri colleghi, non solo conferma la veridicità della multa inusuale (e per questo meritevole di essere pubblicata), ma in maniera del tutto non veritiera, dice: “Voglio precisare che la creazione da parte mia di questo gruppo WhatsApp è stata una mia personale iniziativa che non proviene da nessun obbligo formale derivante dal ruolo, in quanto i comunicati stampa del Corpo di Polizia Locale viaggiano regolarmente via mail sugli indirizzi istituzionali accreditati. Tale attività di info alla stampa è assicurata sia dal Corpo di P.L. che dall’Amministrazione comunale nell’ambito della corretta informazione e rispetto dei ruoli”.

Purtroppo, irreprensibile comandante, un certo tipo di notizie – come quella di ieri sui parcheggiatori abusivi e i bagarini alla Fiera del Levante -, viaggia solo su quel gruppo aperto di sua iniziativa. E qualora con netto ritardo dovesse farla inserire nel vostro sito ufficiale, dove alle 11.07 di questa mattina non vi è alcuna traccia, sarebbe solo un goffo tentativo di rendere coerente il testo della sua maldestra lettera aperta. Nel silenzio generale, purtroppo anche dell’Ordine dei Giornalisti, pure da noi interessato, ci sta estromettendo dalle informazioni che ha deciso deliberatamente di fornire solo a certi organi di stampa. Abbiamo tenuto in caldo il pezzo, convinti che qualcosa sarebbe successo. Al contrario, ha continuato a far veicolare qualunque notizia nel suo gruppo Whatsapp, compresa l’ultima relativa all’incidente sul lungomare.

A differenza sua, rispettiamo i ruoli e restiamo quindi ancora a sua disposizione per un chiarimento, nonostante abbia minacciato querela nei nostri confronti. Allo stesso modo anche i nostri legali stanno valutando se il suo comportamento possa essere passibile di giudizio, in quanto in quel gruppo Whatsapp non diffonde informazioni relative alla sua vita privata, ma di pubblica utilità perché frutto del lavoro del Corpo della Polizia Locale.

Ci dica, poi, irreprensibile comandante, quanti altri indisponenti colleghi la chiamano o le mandano messaggi sulla utenza di servizio o su quella privata, sottraendole tempo prezioso per la gestione della cosa pubblica? Cosa della quale pure ci accusa.

Tornando alla insolita multa, quella tra vigili, i controlli urgenti a cui faceva riferimento, non erano altro che l’accertamento amministrativo ad un locale pubblico, durato oltre un’ora e mezza. Gli occupanti, suoi colleghi – che ovviamente sanno adesso di poter lasciare l’auto in qualunque modo, persino in assenza di reali emergenze – avrebbero potuto parcheggiare altrove per non arrecare disagi alla popolazione.

Qualunque sia il suo punto di vista, ora sì che possiamo dire distorto, saremo sempre pronti a sottolineare i comportamenti disdicevoli di chi indossa la sua stessa divisa e quella di qualunque altra forza pubblica. Allo stesso tempo esalteremo i comportamenti esemplari e meritevoli di essere pubblicati per sottolineare il vostro eccezionale lavoro quotidiano. E la solidarietà (privata per ovvie ragioni) di tanti suoi uomini, la dice lunga sulla correttezza del nostro comportamento.

IL MESSAGGIO DEL COMANDANTE PALUMBO AI GIORNALISTI BARESI – Credo che tutti voi di questo gruppo abbiate letto gli ultimi articoli comparsi su ilquotidianoitaliano edizione di Bari, che ritengo offensivi e denigratori dell’immagine del Corpo della Polizia Locale di Bari. In ordine alla violazione accertata da parte di Operatori dello stesso Corpo di P.L. per un nostro veicolo “civetta” in sosta irregolare – seppure la pattuglia aveva in corso una urgente attività di polizia giudiziaria ed amministrativa come attestato da verbali di ispezione e verbali di contestazione redatti e contestati in danno di un pubblico esercizio dagli stessi ed alla stessa ora di rilevamento del preavviso – posso assicurare che è stata svolta in maniera trasparente ed imparziale una serena indagine interna che ha già accertato e valutato i fatti nella loro reale dimensione.

Voglio precisare che la creazione da parte mia di questo gruppo WhatsApp è stata una mia personale iniziativa che non proviene da nessun obbligo formale derivante dal ruolo, in quanto i comunicati stampa del Corpo di Polizia Locale viaggiano regolarmente via mail sugli indirizzi istituzionali accreditati (in galleria l’ultima mail ricevuta dalla P.L. sulla nostra casella di posta elettronica, ndr). Tale attività di info alla stampa è assicurata sia dal Corpo di P.L. che dall’Amministrazione comunale nell’ambito della corretta informazione e rispetto dei ruoli. Quindi, l’arroganza di chi travalica i limiti della buona educazione ed indisponenza su contatti informali e finanche sulla utenza di servizio, che per la sua funzione deve assolvere in primis a garantire la corretta gestione dell’attività propria della struttura da me diretta, ed in subordine a comunicazioni con soggetti terzi, non poteva che determinare l’esclusione dalla conversazione di utenti che ritengono fare un uso strumentale persino della breve messaggistica intercorsa, pubblicandone alcuni contenuti estrapolati da un contesto generale di riferimento.

Per la onestà intellettuale che mi appartiene e per il rispetto che l’attività istituzionale che il Corpo della Polizia Locale di Bari merita per i quotidiani sacrifici ed impegno profuso per la sicurezza e vigilanza sul territorio cittadino, ritengo dignitoso non aderire alla “bagarre mediatica” che artatamente qualcuno vuole costruire che alimenta invero i soliti commenti denigratori di follower abili a cavalcare opinioni massificate offensive per qualsiasi Forza di Polizia, compresa la Polizia Locale. Volevo solo esternare il mio pensiero a quanti hanno voluto e chiesto di condividere questo gruppo. Vi ringrazio per la riflessione che riterrete di fare sui fatti, invitandovi a non pubblicizzarla perché non è questa la mia finalità.
Vi saluto cordialmente.

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