Abbiamo sbagliato. Gli episodi violenti, che hanno come protagonista un bambino di 6 anni della prima elementare, non sono accaduti nel presso San Francesco d’Assisi, ma alla Don Orione, comunque facenti capo allo stesso istituto comprensivo Japigia 1 – Verga. E per questo errore imperdonabile chiediamo umilmente scusa.

A mandare su tutte le furie la dirigente scolastica Patrizia Rossini, però, sono i commenti di chi è convinto che il pezzo sia stata una sua idea per farsi pubblicità. Come se ne avesse bisogno, considerati i tanti lodevoli progetti che consentono all’istituto scolastico e alla stessa dirigente di avere a che fare quotidianamente con la stampa. Proprio in virtù della sua fama, della sua grande capacità e professionalità, non comprendiamo la ragione che ha spinto Patrizia Rossini a chiederci, “giusto per correttezza”, di riferire o sottolineare che non è stata la scuola a chiamare il giornale per dare queste notizie “boom, che servono solo ad accendere i fuochi”.

Il nostro intervento è stato dettato, al contrario di quanto sostenuto dalla preside, proprio dalla volontà di non accenderli quei fuochi, ma chiarire la gestione del caso. Perché si è intervenuti solo a metà febbraio con la conferenza di servizi, se come dalla stessa Rossini è stato riferito, il caso risale ad inizio anno, con un aggravio a partire da dicembre?

Niente nomi, nessun riferimento alla prima classe in questione, alla maestra finita in ospedale, men che meno ad alcuni particolari comunque noti. Nella telefonata, in cui la dirigente dice: “Adesso vedrà cosa succede”, non sappiamo per alludere cosa, viene detto anche altro: “Io non volevo fare l’intervista”. Proprio così: “Io non volevo fare l’intervista”. Per amore della verità, è giusto sapere che avuta notizia del caso, abbiamo chiamato la preside al telefono.

È stata lei a convocarci a mezzogiorno presso il plesso San Francesco – di qui l’errata citazione invece del plesso Don Orione – a farci accomodare nel suo ufficio e poi a rilasciare l’intervista con la telecamera palese. Non abbiamo dovuto insistere molto, tra l’altro apprezzando la volontà di metterci la faccia, di dare spiegazioni, cosa sempre più rara.

“Ha utilizzato il bambino”, ha ribadito la preside. A guardare come sono andati i fatti e se davvero avesse voluto tenere nascosta la vicenda, bene avrebbe fatto la professoressa a non concedersi alla telecamera. “Non vi concederò più nemmeno una mezza intervista”, ha ribadito forse pentita, seppure non sappiamo se in generale o di aver parlato con la nostra testata. La dirigente può stare tranquilla, perché non le daremo più neppure l’altra mezza possibilità di farsi pubblicità, in nessun modo.

 

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