“Secondo mie fonti pare sia stato accarezzato da baresi e migranti insieme. Finalmente una storia di antirazzismo”. A gioire per l’aggressione subita lunedì mattina da me e da Samuka, il nostro operatore liberiano in prova, sono Annalinda Lupis e alcuni altri estremisti di sinistra, che chiamare antifascisti sarebbe un’offesa a quanti ogni giorno si battono per una reale integrazione.

Gli italiani ai quali si fa riferimento nel post sono due tossicodipendenti con altri problemi e per questo seguiti dagli enti competenti. I gentiluomini di colore, invece, sono una ventina, la maggior parte spacciatori e delinquenti, in possesso di un permesso concesso dalla criminalità locale. Effettivamente, cara Lupis, siamo di fronte a un chiarissimo esempio di mala integrazione.

La Lupis, che in passato abbiamo seguito e intervistato in occasione della lotta contro gli sfratti esecutivi della povera gente, avrebbe voluto chiudere lei e non gli “infami della Polizia” la sede di Casapound, di quei “bravi ragazzi di merda”. E lo avrebbe voluto fare a modo suo, evidentemente con la violenza che traspare in ogni parola. Violenza contro le istituzioni, a maggior ragione se con addosso una divisa. Si è scagliata persino contro il Sindaco Antonio Decaro, che ancora consente ai compagni di tenere in ostaggio un luogo pubblico come la Caserma Rossani: alcol, droga, schiamazzi e feste abusive a pagamento. D’inverno va un po’ meglio per la gente della zona.

Dunque, come scrive Max Armenise in riferimento alla chiusura di Casapound e alla nostra aggressione: “Praticamente ambo secco sulla ruota di Bari” perché, secondo Benny Maffei: “Loconte merda era e merda sarà”. Non augurerò il male ad Annalinda Lupis né ai suoi compagni, appoggiati direttamente e indirettamente da questa Amministrazione comunale, che non si è degnata di proferire una sola parola su quanto accaduto. Camminiamo spesso sul filo sottilissimo del limite, qualche volta è successo di oltrepassarlo, ma in nessun caso per il nostro tornaconto.

Forse la Lupis non ci ha perdonato l’aver definito baby vandali i ragazzini – a quanto pare c’era anche suo figlio – che qualche tempo fa tiravano pallonate contro auto e saracinesche in piazza Risorgimento. Eppure quante volte abbiamo raccontato le difficoltà di quel quartiere, la propaganda fatta per tenere tutti a dormire.

La Lupis e i suoi “compagni” hanno la memoria corta e la mano veloce. Tant’è. “Qui (al Libertà ndr.) glielo hanno detto con gentilezza (a Loconte ndr.) che non addà venì cchiù a cacàocàzz”, scrive ancora la Lupis. A lei e a quanti vivono spinti da ideologie anacronistiche, incapaci di trovare rimedi alla disoccupazione, al malaffare e alla povertà, vogliamo solo dire che torneremo in via Davanzati, ma anche al Libertà. Lupis, non possiamo stare simpatici a tutti, ma noi, a differenza vostra, siamo non violenti e disponibili al confronto con chiunque.

 

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