“Il porto di Bari è aperto da secoli, era aperto nel 1991 con l’arrivo degli albanesi sulla Vlora e sarà aperto sempre”. A parlare è il sindaco di Bari, Antonio Decaro. Siamo alla manifestazione organizzata contro la decisione del ministro Salvini di vietare lo sbarco della nave Aquarius con 629 migranti a bordo. Tra loro anche tante donne e bambini.

Siamo d’accordo col sindaco Decaro, ma vorremmo riflettere su un altro concetto, quello più generale dell’accoglienza. “Questa è una città accogliente”, ha detto anche in quella occasione il primo cittadino, aggiungendo che “non puoi usare la vita di 600 persone per cambiare un accordo europeo, non puoi alzare la voce e abbassare lo sguardo davanti a 600 persone che possono morire in mare, non si può chiudere la porta in faccia ai bambini e a chi scappa da guerra e fame”.

L’apertura del porto, però, è solo la parte più semplicistica di tutta la pericolosa giostra su cui in questi anni l’Italia è stata l’unica a pagare il biglietto. Varcata la zona demaniale, cosa succede? Accade forse ciò che indigna maggiormente i razzisti a prescindere del “prima gli italiani”. Sì, perché l’oggetto delle ire razziste sta virandio pericolosamente sull’uomo in sé e non sulle condizioni a cui è costretto una volta sbarcato a Napoli, Lecce o Bari.

La macchina dell’accoglienza, che al netto dei luoghi comuni arrichisce chi è entrato a far parte del ricco sistema, andrebbe azzerata e ripensata, non certo barricandoci dietro le frontiere. Non possono esserci centri con il doppio delle persone rispetto alla capienza massima; CAS ricavati in appartamenti senza le più elementari norme di sicurezza, oppure tuguri del quartiere Libertà – tanto per citare un caso – in cui i migranti sono ammassati manco fossero in cella.

Non si può pensare all’accoglienza senza l’inclusione sociale e lavorativa dei migranti, costretti loro malgrado a stare qui, pur volendo andare in chissà quale altra parte d’Europa o del Mondo. Non si possono aprire i porti senza pensare a quale sistemazione si può assicurare ai migranti, cento o mille che siano. L’Italia deve tenere aperti i porti, ma siamo sicuri di essere un Paese accogliente e nello stesso modo, siamo certi che Bari offra un riparo dignitoso? Accogliere non significa far finta di niente. L’indifferenza non fa altro che generare razzismo, soprattutto tra quanti, ormai esausti, non vedono rispettati neppure i propri diritti primari alla casa e al lavoro. Meno demagogia e più concretezza potrebbero far stare meglio tutti, evitando manifestazioni a sostegno o contrarie all’ovvio diritto alla vita. I sindaci perderebbero qualche voto, ma di certo non la faccia e nemmeno l’umanità.

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