Nicola Marzulli per anni ha vegliato sulla città, non dando respiro a chi non la rispettava o la insultava. Il paradosso è che adesso che lui non c’è più, nessuno “vigila” sulla sua lapide.

In un Paese normale non ce ne sarebbe bisogno. Il rispetto per i defunti dovrebbe essere sacro, nessuno si dovrebbe permettere non una, ma ben quattro volte di sfregiare quella foto e di vendicarsi su chi ormai non può più difendersi.

Quella stessa lapide, però, non è solo un pezzo di marmo per ricordare un defunto. Deve essere un simbolo della città che si oppone al malaffare e ogni forma di delinquenza, la stessa che Marzulli combatteva quotidianamente. Ogni graffio sulla sua foto è un oltraggio alla città intera.

Proprio mentre passeggiavamo nel Cimitero Monumentale per documentare l’ennesimo, ignobile sfregio alla tomba dell’ex Comandante, abbiamo notato una cosa che ci ha fatto riflettere. Una telecamera, posta a sorveglianza di alcuni loculi, per evitare che i malintenzionati continuassero a rubare fiori tutti i giorni. I furti, dopo l’installazione della videocamera, si sono azzerati.

Non sappiamo se in questo caso si potesse fare. Possiamo solo dire che quello della telecamere è un potentissimo deterrente per evitare che gli idioti, perché di questo si tratta, possano ancora infangare il ricordo del “Generale”. Chi è succeduto a Marzulli è ugualmente capace e determinato. Siamo certi che sta già facendo il possibile per assicurare il beota alle autorità competenti.

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1 COMMENTO

  1. Con la telecamera vedremo uno che si diverte a danneggiare la lapide che certo non ha scritto in faccia (ammesso che sia visibile) come si chiama.

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