La violenza va condannata in ogni caso. In ogni caso, non solo quando ad essere minacciato è un ospite. Tutti pronti ad accendere le fiaccole, a radunarsi dinanzi al Redentore, a dichiarare che si è trattato di un attentato al servizio pubblico, a puntare il dito a distanza sui mafiosi del quartiere. Lo schiaffo-pugno alla giornalista del Tg1 ha scatenato gli istinti solidali peggiori che si potessero immaginare. Annunci vari di cortei, raduni, conferenze stampa, dichiarazioni e frasi fatte non si contano più.

“La mafia vuole prendere il controllo del quartiere Libertà, ma noi non glielo permetteremo”. Frase infiocchettata per l’occasione, pronunciata la prima volta quando non sapevo neppure di dover fare il giornalista. Qualora non ve ne foste accorti, la criminalità si è già presa il quartiere e non avete mosso un dito, anzi avete ridicolizzato l’escalation di furti, scippi, spaccate e rapine, dicendo che il problema erano l’urbanizzazione, i lampioni pubblici più efficienti.

Nessuna levata di scudi, scioperi, cortei e fiaccole accese per quei “maledetti” uomini delle forze dell’ordine, in numero drammaticamente inferiore rispetto a chi devono contrastare. La condanna più severa al quartiere, però, l’avete inferta nel momento in cui avete lasciato soli i docenti della scuola San Giovanni Bosco, tutte le volte che sono stati picchiati con altrettanti schiaffi-pugni da genitori senza regole, incapaci quindi di insegnare il benché minimo rispetto e senso civico ai propri figli. Proprio loro, i figli, sono la parte più vulnerabile della solidarietà a comando, doverosa se le televisioni di tutta italia riprendono la parte peggiore della città.

Avete condannato il Libertà ogni volta che fate finta che al Libertà ci sia integrazione, quando non andate a trovare baristi, tabaccai, pizzaioli, farmacisti, ristoratori continuamente al centro delle scorribande criminali in quel quartiere dove ormai per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno, se non proprio al Redentore, diventato nell’immaginario collettivo l’unico centro possibile della legalità, dove recentemente proprio il senso più profondo del termine è stato messo in discussione. A don Ciotti, però, questo non lo avete detto detto.

Urbanizzazione, dicevamo. Chiudendo la piazza del Redentore avete offerto ai baby criminali del quartiere un posto dove sfottere e aggredire pensionati e massaie. Ai loro fratelli maggiori e genitori lo spazio ideale per festeggiare coi fuochi d’artificio scarcerazioni e omicidi. Spegnete le fiaccole e silenziate l’istinto, quando vi viene in mente la prima frase di circostanza.

Dimostrate davvero di volere bene a questa città scagliandovi con la stessa veemenza anche nei confronti di ogni piccolo abuso o sopruso. Il raduno per la giornalista del telegiornale nazionale avrebbe molto più senso se solo sosteneste per esempio quei poveracci del Comitato di quartiere, anche quando non vi portano voti, comunque meno del partito del Redentore. Mettono la loro faccia in campo tutti i giorni, a volte rischiando grosso, persino qualcosa più di uno schiaffo-pugno.

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