Ci saremmo aspettati una smentita, invece il silenzio dei protagonisti della riunione “carbonara” sul futuro della Società Trasporti Provinciale, è la riprova di come Sandrino Cataldo e sua moglie Anita Maurodinoia siano i “padroni” di Bari. Eufemismo inoffensivo, s’intende, ma rende perfettamente l’dea.

Senza la campagna acquisti che ha portato a sei il numero di consiglieri comunali della corazzata Pisicchio-Maurodinoia, l’amministrazione Decaro sarebbe caduta da un pezzo. L’assessore regionale Pisicchio, al contrario di Marco Lacarra, pur mancando alla maggior parte dei Consigli comunali, non ha alcuna intenzione di abdicare. A pensarci bene nessuno può garantire più lealtà di se stesso.

Pur di tenere compatta – si fa per dire – la maggioranza a Palazzo di Città, si è arrivati alla svendita totale degli ultimi brandelli di credibilità politica. Si permette ad un estraneo, Sandrino Cataldo, seppure come detto marito di miss preferenze Anita Maurodinoia, di mettere le istituzioni in riga. Gli accordi, dunque, questa è la lezione che resta ai contribuenti-elettori, non si fanno nelle sedi delle istituzioni, aperte al pubblico e ai giornalisti.

No, le decisioni fondamentali non vengono prese nelle sedute dei consigli di amministrazione, ma da poche persone, per il bene di altrettanti pochi privilegiati, quelli che possono essere assunti come internali perché “appartengono” alla corrente politica del momento. Per tendere la mano ai sei dell’apocalisse, accaparrarsi i loro voti in aula e stringere patti col vero capo, Decaro ha mandato a farsi benedire la promessa fatta ai baresi, di tenere fuori i politici e la politica dalle aziende pubbliche. Tutto e il contrario di tutto, puntando sulla memoria corta dei baresi. Peccato.

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