Il buon servizio di Gaetano Pecoraro, andato in onda ieri sera a “Le Iene”, non aggiunge molto a ciò che si sapeva, ma ha avuto il grande merito di consegnare la ribalta nazionale al dolore e alla ricerca di verità dei residenti del cosiddetto palazzo della morte.

Lo sgomento per un dato certo, quello delle morti e delle malattie, si è mischiato all’imbarazzo istituzionale e in questo la televisione è maestra. Facce, sguardi, atteggiamenti spesso sono più espliciti di mille dichiarazioni, anche quelle che non si vogliono fare.

In questa storia, che per primi abbiamo tirato fuori dall’anonimato, mancano le risposte. A pensarci bene si tratta di ciò che i residenti di quel maledetto palazzo anelano da tempo, tanto per mettersi l’animo in pace. Ciò che nel servizio non è emerso è il diritto alla salute negato, la necessità di una prevenzione adeguata, persino coatta nei confronti di quanti, ormai rassegnati, hanno inizialmente persino rifiutato di consegnare le propria situazione clinica.

Qualcosa succede o è successo in quell’immobile del quartiere Japigia. Oltre ad indagare sulle cause dei tumori, bisogna tutelare la salute di chi oggi abita al civico 16 di via Archimede. La gente continua ad ammalarsi. L’ultimo caso accertato è del maggio scorso. Qualcosa succede ed evidentemente finora non è stato fatto abbastanza per lenire il dolore di quelle famiglie decimate e rassicurarle sul proprio futuro.

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