All’inizio abbiamo creduto si trattasse del primo atto di un’opera buffa da riproporre nella stagione del Petruzzelli, poi è saltato agli occhi che quel manipolo di persone in protesta davanti al teatro il giorno della prima di Lucia di Lammermoor faceva sul serio. Cadendo nel tranello, in tanti hanno persino parlato di quei “poveracci” come un popolo di baresi in crisi occupazionale.

È insorta anche una sigla sindacale. Dichiarazioni bellicose e rivendicazioni al lavoro per sostenere famiglie appese a quella paga. Buona parte di quella mezza dozzina di disperate ex maschere del Petruzzelli, in realtà sono dipendenti di due aziende pubbliche (Amiu e Multiservizi), fruttivendoli di professione e parenti dell’ex gestore del servizio al teatro Petruzzelli, che con un ribasso dell’8,4 per cento sulla cifra a base di gara è sembrato non volerlo proprio vincere quell’appalto.

Di che si lamentano allora? Perché non hanno presentato la candidatura all’impresa subentrante? Clausola per la solidarietà a chi? Qual è il motivo reale della protesta? Quanti la storia recente del teatro, quella delle bustarelle, dei profumi e dei bandi tarocchi, non se la sono dimenticata, stanno provando a darsi una risposta.

Diritto al lavoro per tutti, ma cominciamo ad assicurare occupazione prima ai veri affamati, poi a quelli di maniera e ai dopolavoristi dallo stipendio garantito.

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