Scrivi la rivolta delle donne e sulla rete scoppia la polemica: “Il vostro modo di fare giornalismo”. Sì, l’unico che conosciamo, per strada, in mezzo alla gente e agli schiaffi. Quella andata in scena ieri era una rivolta, ma i bigotti del politicamente corretto la chiamano protesta e si annodano nei numeri: erano una ventina, una trentina. E vissero tutti felici e contenti, a distribuire etichette.

Non noi, questo è sicuro, alla ricerca costante della presa diretta. Donne mascherate da demonio o da incredibile hulk, con i giubbini e le sciarpe sul volto per non farsi riconoscere mentre minacciavano, rovesciavano cassonetti, dandone alle fiamme un paio, arrivando quasi alle mani con gli agenti della Polizia Locale, almeno otto, senza contare quelli in borghese e i poliziotti. Ed infine hanno  bloccato una strada. Erano in rivolta, punto.

Il video è il racconto di quanto successo, niente di più, con le dichiarazioni delle signore e dell’assessore, del qualeabbiamo molto apprezzato la presenza. Se non altro non è fuggito da San Pio, un posto niente affatto migliore da quando non si chiama più Enziteto.

Un paio di volte la situazione ha rischiato di degenerare. L’assurdo arriva ora. Buona parte delle rivoltose, di quelle che si opponevano alla raccolta differenziata porta a porta, per loro stessa ammissione sono abusive e quindi senza residenza. C’è gente che è proprietaria di casa popolare in un altro quartiere, ma vive in un locale di San Pio occupato abusivamente.

Tutto accade al netto dei blitz una tantum, perché o Stato possa continuare a far finta di esserci. Sì, perché in quel quartiere dove quello che sarebbe dovuto essere un mercato cade in testa ad altri abusivi ed ai bambini che giocano ad arrampicarsi ovunque; lo stesso dove è stata tolta la mensa scolastica, la fontana della piazzetta aspetta di essere ripristinata da anni, dove non c’è più un minimo di presidio fisso e gli ingombranti vengono accatastati alla portata di tutti alle spalle del deposito Amiu, per di più in mezzo agli scarafaggi ed ai topi, le istituzione trattano per la partenza della raccolta differenziata porta a porta.

E a quelle abusive si consegnano le pattumelle, ci si butta in mezzo alla rivolta per trattare, stabilire compromessi e condizioni diverse da quelle previste nel resto della città. Perché? Un’idea ce la siamo fatta, per certi versi persino banale.

Non avendo risposte concrete da dare per fronteggiare il disagio sociale di chi vive di espedienti, ha precendenti con la legge, oppure ancora delinque, si decide di vivere come su un perenne set cinematografico. Quella di ieri era una rivolta, così come quella che va ancora in scena dai tempi della piccola Eleonora è l’immagine peggiore di una città ipocrita, che guarda al suo futuro attraverso i drappeggi del suo salotto buono, ma non per tutti.

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