“Se non succede niente di grave non possiamo fare nulla”. La frase è sempre quella, calzante per ogni tragedia annunciata. Va bene nel caso della scomparsa di una donna barbaramente ammazzata dall’ex compagno, nonostante una mezza dozzina di denunce, ma sta bene pure per scaricare sui familiari le responsabilità della cura di una donna fuori di testa, pericolosa per sé e per gli altri. Il caso della signora che sta creando scompiglio ad Adelfia fa riesplodere un tema vecchio quanto i dinosauri.

Da un lato la Costituzione tutela le persone, stabilendo che nessuno può obbligare nessun altro al ricovero e alla somministrazione di farmaci fin quando non intervenga un giudice; dall’altro la legge se ne lava le mani, lasciando alle famiglie dei malati tutto il fardello. Il quadro è talmente complesso da far apparire spesso i familiari menefreghisti, come se la follia si fosse portata via con sé l’amore per una figlia, una sorella, una moglie, una mamma.

Il caso di Adelfia è l’emblema di quanto l’apparenza inganni. La donna, per rispondere a quanti ce lo hanno chiesto, una famiglia ce l’ha e sta lottando, a differenza delle sentenze già emesse, persino dai rappresentanti delle istituzioni. Siamo caduti nel tranello, credendo alla lealtà di chi amministra, fonte diretta del nostro racconto. Loro non possono mentire, perché in tal caso viene meno la filiera dell’aiuto.

I familiari, al contrario di quanto riportato, anche per iscritto, stanno avviando tutte le procedure previste dalla legge nel tentativo di assicurare cure adeguate alla propria congiunta, che rifiuta formalmente ogni tipo di assistenza. Persino l’ultimo TSO di ieri aveva la regia di quella famiglia preoccupata e distrutta. Questa incredibile storia, poi, ci permette di zittire anche i giudici da tastiera, quelli che scaricano su chiunque e in qualunque modo la propria indifferenza e frustrazione.

La svegliata di chi sonnecchiava è arrivata anche grazie ai nostri “inutili” articoli, ai racconti di chi ha temuto per le sorti della donna e di se stesso. Non basta dire: “Tanto non succederà mai niente”, standosene davanti al monitor di un computer. Questa è la dimostrazione del fatto che ognuno deve fare il suo, soprattutto quando di mezzo ci sono persone visibilmente fuori di sé. E quella donna ha un disperato bisogno di aiuto per tornare ad assomigliare a quella signora distinta e gentile che ricordano i vicini di casa. Alla sua famiglia le nostre scuse e la nostra solidarietà.

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