Leggiamo con rammarico la nota dell’Ordine dei Giornalisti sulla pubblicazione della notizia del giovane studente foggiano, precipitato dall’ottavo piano della residenza universitaria barese in cui risiedeva. Una bacchettata sull’intimità del suicidio, sull’assenza di utilità pubblica, sulle foto allegate, “inutilmente suggestive del sangue lavato via”. Siamo profondamente sconcertati per la ramanzina senza nomi.

Bene avrebbe fatto l’Ordine dei Giornalisti a scrivere gli estremi delle testate che, come noi, hanno scelto di pubblicare la notizia, senza dovizia di particolari e suggestione, al contrario di quanto viene riportato nella nota che pubblichiamo integralmente. Sì, perhé un marciapiedi senza una goccia di sangue non è suggestivo. Non lo è affatto in nessun senso. Va ancora una volta in scena l’indignazione spicciola, quella che in altre circostanze, nasconde il suicidio dietro formule tutte uguali.

“Un ragazzo è volato giù dal quinto piano, s’indaga sulla morte”, pur avendo la certezza assoluta che si tratta di un suicidio. Documentare un suicidio è importante, anche solo per dire ai lettori di un crescente disagio sociale. Non scriveremo mai particolari, perché la morbosità, al contrario di quanto viene scritto nella nota dell’Ordine dei Giornalisti, non ci appartiene e certamente non è la caratteristica della foto contestata. Pur conoscendo il nome della vittima e la falcoltà frequentata, per esempio, abbiamo deciso di non pubblicarli. Non si potrebbe fare diversamente.

Peccato che l’Ordine dei Giornalisti non sia mai intervenuto quando su testate ben più blasonate di quelle chiamate in causa, vengono pubblicati investimenti ferroviari spacciati per fatalità, fino all’ultimo momento prima di ammettere che si è trattato di un suicidio. In questo modo è politicamente corretto, perché si è lasciato credere ai lettori di non sapere la reale ragione della morte, di non essere morbosi. Ai nostri lettori diciamo fin dall’inizio, senza trucchi e raggiri, che si è trattato di un suicidio.

Dov’era l’Ordine dei Giornalisti quando tutti hanno scritto del suicidio di un carissimo amico che lavorava in radio? Che differenza c’era tra il suo suicidio e quello del povero studente foggiano? Qualcuno in quel caso ha scelto persino di raccontare le modalità del suicidio, avvenuto nell’intimo di una casa privata e non in una sede pubblica, come nel caso dello studente. Il direttore di una testata locale, incontrato per caso durante il G7, all’indomani di quella tragedia, mi ha detto: “Sai, alla fine anche noi abbiamo scelto di pubblicare la notizia della morte del dj”.

Nessuno potrà mai capire fino in fondo il dolore di chi sceglie di farla finita, per questo non si deve cercare di fare supposizioni, ma è nostro dovere raccontare ciò che è successo, senza la morbosità dei particolari. L’Ordine dei Giornalisti è composto da persone. A questi colleghi sono evidentemente sfuggite in questi anni notizie persino più orribili dei suicidi: i tentati suicidi, pubblicati anche da giornali e tv per cui scrivono o hanno scritto, addirittura riportando le parole di gente che le vittime neppure le conoscevano. Vedi le dichiarazioni dell’allora rettore dell’Università di Bari, quando alcuni anni fa un altro studente si lasciò cadere da una finestra del Campus.

Quando dall’ufficio stampa di Polizia e Carabinieri arrivano notizie relative al salvataggio di chi aveva deciso di ammazzarsi, tutti di corsa a pubblicare la notizia, ad andare sul posto per documentare la scena se le fonti sono tempestive. Quel racconto potrebbe destabilizzare persino in maniera maggiore chi è stato salvato, perché nonostante bollini in faccia e mascherine, potrebbe essere riconosciuto.

Il suicidio è segno di un malessere che tutti, ognuno nel modo che gli compete, deve contribuire ad alleviare. Il nostro dovere è quello di raccontare, affinché altri possano intervenire. Peggio di pubblicare una notizia su un suicidio, c’è l’ipocrisia di nascondersi dietro l’intimità di quel gesto. Ogni volta che qualcuno s’ammazza è una sconfitta per tutti noi, quindi il suicidio, al netto dell’ipocrisia, peggio ancora se a comando, è una notizia di interesse pubblico che continueremo a pubblicare senza morbosità.

LA NOTA DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI –  Scegliere se pubblicare o meno la notizia di un suicidio è una decisione con la quale spesso i giornalisti devono fare i conti. In moltissimi casi il suicidio è un gesto estremo destinato a restare senza spiegazioni oppure talmente intimo da risultare privo di rilevanza pubblica: in entrambe le fattispecie, sarebbe opportuno anche per i giornalisti fare un passo indietro. Ma qualora prevalga la scelta di pubblicare la “notizia”, è indiscutibile l’obbligo deontologico sui princìpi di continenza, di equilibrio, di rispetto che sempre deve accompagnare l’attività giornalistica.

Purtroppo nelle ultime ore questa prerogativa professionale è stata tradita laddove sono state pubblicate le circostanze inevitabilmente incomplete di un suicidio, con allegate le foto inutilmente suggestive del sangue lavato via, che non servono a spiegare il tragico gesto e favoriscono solo la morbosità, vera nemica del buon giornalismo. L’Ordine dei giornalisti della Puglia richiama tutti i colleghi una valutazione preventiva più attenta delle notizie e invita le testate a riesaminare quanto pubblicato sul suicidio di uno studente a Bari tenendo presente i criteri a cui deve ispirarsi la professione.

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