Dirette social vietate. Sì, avete capito bene. Nell’epoca del “panta rei” digitale, in cui i social la fanno da padrone, gli smartphone sono delle piccole finestre sul mondo e tutta l’informazione viaggia in una perenne diretta,  la Fc Bari fa un tuffo nel passato e impedisce la trasmissione live (video e testuale) delle conferenze stampa dei propri tesserati. Da questa settimana viene pubblicato solo un estratto di 7 minuti.

Mark Zuckenberg, lanciando Facebook Live, aveva dichiarato che “stiamo entrando in una nuova età dell’oro per i video online” e che quest’ultimi “sono il futuro”. Un messaggio che a quanto pare nella nostra città non è stato recepito, in particolare da un settore dell’informazione che di mettere un piede nel futuro proprio non ne ha voglia.

La Fc Bari è un’azienda privata e può benissimo decidere cosa trasmettere in esclusiva o meno. Questo deve essere chiaro. Quello che invece sfugge è il motivo, il vantaggio che pensa di ottenere la società biancorossa. Numeri alla mano, infatti, le dirette live, sia del canale “Fc Bari” sia delle testate giornalistiche, erano piuttosto gradite ai tifosi che ricambiavano con visualizzazioni e interazioni. Cosa c’è quindi che non va?

Il deus ex machina di questa vicenda pare sia certa carta stampata, che disperatamente prova a tutelarsi viste le tempistiche, per ovvi motivi diverse, da quelle delle testate online. La trasmissione delle conferenze stampa a un pubblico potenzialmente così vasto come quello di Facebook, infatti, brucia letteralmente i quotidiani in uscita il giorno dopo.

Quello che ai colleghi sfugge, però, è una cosa molto importante: l’informazione del 2017 non corre più sugli stessi binari di 10 anni fa. Il settore del giornalismo, non solo quello sportivo, si muove con dinamiche in continua evoluzione in cui il professionista è alla ricerca spasmodica del metodo più diretto, semplice e immediato di comunicare con il pubblico. E il Bari che fa? Si muove in direzione diametralmente opposta.

Che senso ha impedire la trasmissione live se, appena un minuto dal termine della conferenza stampa tutto quello che è stato detto è già sui siti web, sui forum e viene condiviso sui social? I quotidiani cartacei vengono ugualmente “bruciati”. C’è anche un problema di natura deontologica: impedendo la diretta (testuale e video) si impedisce anche la diffusione immediata di dichiarazioni ad alta notiziabilità. Non è questa una limitazione del diritto di cronaca?

Stiamo tornando alla battaglia fra giornalismo online e giornalismo vecchio stampo che sembrava ormai passata di moda. La scelta, indipendentemente da chi è stata suggerita o avvallata, ci pare anacronistica, inutile e dannosa per i colleghi giornalisti ma anche per una società che si reputa moderna.

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