Un abbraccio tra Michele Emiliano e Matteo Renzi.

La scalata di Michele Emiliano ai vertici nazionali del Partito Democratico è iniziata da un pezzo. Il dubbio che questa scalata possa distogliere l’attenzione del governatore dalle esigenze della Regione Puglia, invece, si sta insinuando solo in queste ore tra i cittadini. Strano, considerando che la situazione sarebbe stata quanto meno uno spunto perfetto per alimentare il dibattito politico.

Oggi, però, nella sede di un partito si è tenuta una conferenza stampa in cui dei militanti, mettendo sul tavolo una scatola di camomilla, hanno invitato Emiliano a calmarsi nel suo conflitto con Renzi. Come se non bastasse, i relatori hanno fatto le pulci all’azione di governo della Giunta Regionale.

“I fondi Ue – hanno dichiarato – restano intonsi: 100 milioni per le politiche del lavoro non spesi; l’assessore all’Agricoltura, che ha fallito la riforma dei Gal e non ha fatto partire il Piano rurale, lo dobbiamo cercare a Chi l’ha visto; gli imprenditori ci chiedono perché non partono i bandi; le politiche giovanili sono attaccate con parole cruente da Emiliano e riproposte sotto mentite spoglie; gli ospedali vengono chiusi e non sostituiti da medicina di prossimità, come fece la precedente amministrazione”.

Ma non finisce qui: nel mirino di chi ha organizzato la conferenza stampa sono finite anche la gestione delle questioni ambientali, tracciando un quadro tutt’altro che lusinghiero dei primi due anni di presidenza Emiliano. “Finora – hanno affermato – abbiamo visto il nulla. Il governatore ci rassicuri: lasci la Puglia, la Regione merita un’attenzione esclusiva”.

C’era da aspettarselo. In fondo l’abbiamo riconosciuto anche noi: la situazione si presta facilmente ad alimentare il dibattito politico. L’opposizione avrebbe potuto prendere spunto dagli obiettivi romani di Emiliano anche prima di adesso. E allora dov’è la notizia? Semplice: il partito nella cui sede si è tenuta quella che probabilmente passerà alla storia come la “conferenza stampa della camomilla” è il Pd, il partito del governatore.

È chiaro, a convocarla sono stati i renziani pugliesi: Elena Gentile, Fabrizio Ferrante, Ada Fiore, Giampaolo Mancarelli e tanti altri esponenti del partito, tra parlamentari e amministratori locali. Il dato eclatante di quanto sta avvenendo nello scenario politico pugliese, però, è che l’opposizione reale a Michele Emiliano arrivi non dal centrodestra o dal Movimento 5 Stelle, ma dalla sua stessa maggioranza e dal suo stesso partito. Tutto questo certifica due verità essenziali.

Una è che la crisi dei moderati e dei conservatori, nata quasi quindici anni fa e causa delle sei sconfitte elettorali subite a favore di Emiliano, Vendola e Decaro a Bari e in Puglia, è tutt’altro che vicina a una soluzione. L’ultimo leader ad unificare intenti e forze dei vari partiti in cui si è frazionato il PdL e di quelli che già ne erano al di fuori è stato Raffaele Fitto, oggi impegnato nel lancio nazionale del suo nuovo partito Direzione Italia.

Chi aveva sfidato Emiliano nell’ultima tornata elettorale, invece, siede oggi al suo fianco in compagnia di tantissimi volti del centrodestra degli anni ’90 e 2000. Tra i parlamentari d’area moderata, infine, pochi sembrano avere un bacino di voti adatto a sfidare il Pd e forse non ne hanno nemmeno la voglia.

La seconda verità è che la forza di spinta assicurata al Movimento 5 Stelle a livello nazionale non va di pari passo con un consenso simile a livello territoriale. Non può essere un caso che un partito votato alle politiche del 2013 dal 25,49% dei pugliesi e dal 27,91% dei baresi si fermi un anno dopo al 7,55% nel capoluogo e due anni dopo al 17,19% (dato, quest’ultimo, sicuramente influenzato anche dall’ennesima spaccatura del centrodestra) nella regione intera.

Quando i cittadini possono esprimere una preferenza, soprattutto a livello locale, votano chi conoscono. Un limite, questo, a cui i grillini potranno trovare rimedio forse nei prossimi appuntamenti elettorali, grazie al lavoro di parlamentari abili a farsi conoscere attraverso i media. Finora, però, nonostante l’impegno, né Sabino Mangano, né Antonella Laricchia sono riusciti a catalizzare attenzioni e voti come capita a pochi esponenti nazionali del Movimento.

L’opposizione a Michele Emiliano, quella politica e mediatica che fa discutere, sta arrivando al suo punto massimo in queste ore. Arriva dal suo stesso partito, il Pd, con buona pace del 52,88% di cittadini che nel maggio 2015 non ha votato il centrosinistra. A questi e a tutti gli altri pugliesi qualcuno, prima o poi, dovrà provare ad assicurare un’alternativa credibile.

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