La rivoluzione parte dalla Lombardia, ma siamo certi non ci vorrà molto prima che la prassi finisca per essere applicata in tutti gli ospedali italiani. Nei nosocomi lombardi sarà presto esposto uno speciale cartello di divieto. In poche parole video e foto di medici, infermieri e altro personale sanitario ottenuti col telefonino negli ospedali della regione non potranno essere postati su Facebook senza l’autorizzazione dei diretti interessati.

Il punto cardine della vicenda sta nei contenuti di quelle immagini. Difficilmente pazienti e parenti registrano le buone prassi. Normalmente si tratta di soccorsi superficiali, prestazioni opinabili, pessime condizioni strutturali, reparti super affollati, solo per citare alcuni dei soggetti. In tanti casi quelle riprese sono riuscite a risolvere problemi, altre volte, invece, si è trattata solo della psicosi di utenti troppo apprensivi.

Tanti di quei video, poi, sono finiti nelle aule di un Tribunale, con gli esiti più disparati. Si tratta comunque di un modo immediato di sorvegliare la sanità pubblica. Un modo che non ha alternative. Nella maggior parte delle situazioni, al contrario di quanto sostenuto dai rappresentanti della categoria, si tratta di immagini “rubate”, che non possono condizionare l’operato dei sanitari, perché questi ne sono all’oscuro.

Vietata la pubblicazione su Facebook, ma anche se i protagonisti sono oscurati? Vietato anche se a pubblicare quel video è un’emittente televisiva o un giornale online? La normativa in merito parla già abbastanza chiaro, che bisogno c’è di questa ulteriore presa d’atto? Perché, qualora un medico o chiunque altro lavori in un ospedale pubblico si macchi di una grave negligenza, questa non può essere documentata? Resta da capire se ad essere condannata è la modalità della pubblicazione dell’azione documentata o il fatto stesso di documentarla.

Intanto è già scoppiata una polemica senza precedenti. Noi stiamo sempre e comunque dalla parte di chi fa con dedizione il proprio lavoro, a volte sopperendo alle inadempienze degli apparati burocratici che governano un ospedale o una qualsiasi altra struttura sanitaria. Dirigenti e funzionari imbrigliati nelle scartoffie, incapaci di prendere decisioni immediate. I pazienti curati sui materassi per terra in un pronto soccorso, come successo a Nola per esempio, se come alternativa hanno la mancata cura, dovrebbero persino dire grazie a chi si è prodigato per loro, con o senza pubblicazione del video su Facebook. Il tema è caldissimo e continuerà certamente a far discutere, soprattutto per il livello di assistenza offerto da numerosi ospedali pugliesi.

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