Ci siamo occupati più di una volta del tempo di sbarellamento degli equipaggi baresi del 118 nei pronto soccorso degli ospedali cittadini. Poche barelle, soprattutto spinali, e il concetto stesso di emergenza-urgenza va a farsi benedire. L’ultimo episodio di cui siamo venuti a conoscenza, però, ha dell’incredibile. Episodio su cui sarebbe il caso fare degli approfondimenti, non per individuare responsabili – ammesso che ce ne siano responsabili -, ma per evidenziare un problema di sistema.

Parliamo del caso dell’ambulanza del 118 che ha soccorso uno dei centauri tamponati ieri sulla statale 16 bis subito dopo Palese. Questa volta al centro della discussione ci finisce il Policlinico di Bari, che ieri a quanto pare non era preso d’assalto come nei giorni peggiori. Due sole barelle spinali, per di più abbastanza usurate ci viene riferito, con l’incombente leggenda metropolitana di alcune decine di kit spinali nuovi di pacco depositati chissà dove.

L’ambulanza, ribadiamo, è il presidio pricipale dell’emergenza sul territorio. Ieri, quell’equipaggio del 118 è rimasto bloccato al pronto soccorso dalle 16.30 alle 22.00, minuto più minuto meno. Cinque ore e mezza, in attesa di essere liberato per tornare a coprire un territorio evidentemente scoperto, visto che la Centrale operativa all’interno dello stesso Policlinico, con in mezzo un cambio turno, ha chiamato almeno altre sei volte quei soccorritori per mandarli su altri interventi, probabilmente perché più vicini al luogo dell’incidente, del malore o di chissà che altra sciagura, slogature e diarree a parte. Li ha chiamati evidentemente sapendo dell’impossibilità a muoversi.

Niente da fare, la risposta a quella richiesta d’emergenza è sempre stata picche, perché il personale del 118, ha dovuto trasportare il paziente sulla propria barella spinale a fare alcuni accertamenti e poi i consulti specialistici del caso, come fossero dipendenti del Policlinico, come se la loro fosse un’ambulanza aziendale, ma soprattutto come se in un’altra parte di Bari non ci fosse più bisogno di loro.

Certo, al posto dell’equipaggio inchiavicato sono state inviate altre ambulanze, comunque da postazioni più distanti, allungando i tempi di intervento. Il corto circuito ormai è evidente. Al netto delle dichiarazioni di circostanza e dei soldi spesi per esempio per la telecardiologia, serve un poteziamento reale di tutto il sistema, altrimenti difficilmente si potrà continuare a parlare di emergenza-urgenza. In altre regioni d’Italia, non quindi in Inghilterra, Nuova Zelanda o in chissà quale altra parte della Terra, le barelle delle ambulanze e dei pronto soccorso sono interscambiabili, in modo da poter accorciare in maniera significativa l’intervallo di tempo tra un soccorso e l’altro.

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