Siamo alle comiche, diversamente ciò che sta succedendo al Comune di Bari non può essere definito. Strigliati dalla Corte dei Conti, bocciati dal ministero dell’Economia e delle Finanze e adesso anche sonoramente bacchettato dal segretario generale del Comune.  Mario D’Amelio scrive in maniera inequivocabile che la metà degli atti amministrativi del primo semestre 2016 è irregolare. Per l’esattezza ci sono rilievi sul 48% dei provvedimenti.

Un’analisi a campione, come obbligato dalla legge, quella contenuta nella “Relazione sullo svolgimento dell’attività di controllo interno di regolarità degli atti condotta nel primo semestre del 2016”. Diversi i settori sotto attacco del segretario D’Amelio. A questo punto della bagarre, però, sapere se sono più superficiali al Personale o ai Tributi, fa poca differenza. Decaro ha calato il jolly parlando della relazione del Mef il conferenza stampa. Volendo riassumente brevemente, il messaggio è: Non è a me, però sono il sindaco e non posso non difendere il Comnune, ma i rilievi degli ispettori riguardano soprattutto le gestioni precedenti. E qui il peccato mortale del Sindaco, che non sappiamo quanto possa costargli l’inferno. In campagna elettorale, il 14 gennaio 2014, veniva pubblicato il Decarogo. I dieci comandamenti, del futuro Sindaco: “Non dirò mai è colpa dell’amministrazione precedente”. Certo, nessun dito puntato, ma quella sensazione da scaricabarile è fortissima.

Un atto su due emessi dal Comune – dicevamo – presentano dei vizi più o meno gravi. Dalla relazione di D’Amelio, però, emerge un altro dato particolarmente interessante. Nel 2014, anno amministrato per i primi sei mesi da Emiliano e per gli altri sei da Decaro, gli atti erroneamente emanati erano solo uno su quattro. Se quello degli ispettori del ministero al sindaco Decaro può sembrare un attacco personale, magari per evitare che possa essere eletto a capo dell’Anci, l’associazione Nazionale dei Comuni Italiani, quello del segretario generale non può che essere un’analisi puntuale e senza pregiudizi.

Adesso, forse, un esame di coscienza più approfondito sulla gestione non proprio oculata della cosa pubblica questa amministrazione dovrebbe iniziare a farselo, provando a mettere riparo o ammettendo una volta per tutte di non essere capace. Gli esempi di delibere, determine e provvedimenti infarciti di errori, presentati e poi ritirati; corretti e ripresentati e ancora ritirati, sta diventando lungo e particolarmente imbarazzante.

 

 

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