La prassi, forse più deplorevole dell’abuso di intramoenia, non è una novità assoluta nel nostro straordinario Paese. Certo, quando uno stimato medico cade nel tranello del lavoro extra a quello pubblico, fornendo svariate consulenze ad alcune case farmaceutiche, chissà se addirittura le stesse dei farmaci che somministra ai suoi pazienti, la notizia fa sempre scalpore.

Esattamente com’è capitato ieri. La Corte dei Conti ha disposto un sequestro conservativo nei confronti del professor Giuseppe Colucci, eminenza nel campo dell’oncologia, per anni direttore del Dipartimento dell’Oncologia Medica all’Istituto Tumori di Bari. Sono stati sequestrati beni per un valore complessivo che sfiora i 600mila euro, incluse una Maserati e un paio di appartamenti.

Siamo caduti dal pero, come molti esponenti della comunità scientifica, non solo barese, visto che Colucci è noto anche ben oltre i confini della nostra regione. Il professore, infatti, presiede il Goim, Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale. All’interno del prestigioso comitato scientifico compaiono i nomi di numerose personalità di spicco della sanità del Sud Italia. Siamo certi non avranno preso bene la notizia, soprattutto perché all’operazione, come nome è stato dato proprio l’acrostico del comitato (Goim).

Davvero una figuraccia, che adesso rischia di compromettere la credibilità dello stesso Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale. Ieri, per tutto il pomeriggio, abbiamo provato a contattare il professor Giuseppe Colucci al telefono. Avremmo voluto sentire anche la sua spiegazione. In considerazione del ruolo che ricopre e di quello che ha ricoperto, e della disastrosa figura fatta fare al comitato che presiede, ritenevamo fosse la cosa migliore. Purtroppo non è stato possibile. Colucci non ha risposto alle nostre telefonate.

Restiamo a sua disposizione, con la speranza di avere la possibilità di pubblicare anche la sua versione dei fatti che, letti attraverso le circostanze raccontate da chi ha fatto gli accetamenti, sarebbero assolutamente gravi. E sarebbero ancora più gravi in considerazione dello stato pietoso in cui versa la santà pugliese, con una spesa farmaceutica alle stelle e un livello assistenziale complessivamente di livello scadente. Il solito cattivo esempio tra il predicare in un certo modo e il razzolare esattamente al contrario.

 

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