L’ho scritto ogni volta che è stato tirato in ballo il rapporto di parentela, con il solo obiettivo di sminuire il mio lavoro e quello degli eccellenti collaboratori del giornale che con orgoglio dirigo: Sono il figlio della storica segretaria dell’Ordine dei Giornalisti, la signora Maria Emilio. Tu chi sei, Fallacara? Purtroppo, l’atteggiamento delirante del giornalista più irriverente, libero e professionale del web, ha raggiunto livelli di guardia. Il fatto che con Fallacara non scorra buon sangue è noto – ho messo anche quello per iscritto in altre occasioni -, ma siamo stanchi di passare per carnefici. Non lo siamo, così come Fallacara non è vittima di nessuno.

Siamo tutti parte di un sistema malato dalla testa ai piedi, troppo garantista, che per questo fa convivere farabutti e onesti, incapace di prendere una qualsiasi decisione senza nascondersi dietro la filastrocca dello stato di diritto. Siamo in una giungla, altro che le chiacchiere. Peccato davvero, perché se Fallacara mettesse la sua creatività al servizio dell’informazione e dei bisogni della gente e un po’ meno di se stesso, le sue tracce sarebbero ben più profonde e apprezzate, persino da noi. Mi auguro, che in onore della verità che dice di perseguire, Fallacara ripubblichi sulla sua pagina Facebook le offese ai due colleghi, miei e suoi, che lo hanno messo davanti al Consiglio di disciplina, quello dell’assurda pantomima, del trauma cranico, della GoPro e della forchetta.

Sì, assurda pantomima. Abbiamo sentito tutte le persone coinvolte nella vicenda, ad eccezione di Fallacara, perché quell’atteggiamento da perseguitato gli ha fatto perdere qualsiasi credibilità. Ci fidiamo delle fonti che riteniamo attentibili. Questo fa un giornalista, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni. Nessuna voce fuori dal coro e non perché il buon Fallacara sia vittima di qualche complotto, solo perché i fatti sono andati come raccontato. La verità è questa e fa male. Nonostante tutto, però, invitiamo Fallacara a un confronto pubblico, senza tranelli e con una sola telecamera. In vista però, caro Fallacara, perché la potenza delle immagini di una o più telecamere nascoste in orologi, accendini, cravatte, borse, bottoni, chiavette USB, la conosciamo benissimo anche noi.

Sappiamo anche noi come quelle immagini possano essere manipolate a piacimento. Siamo anche noi tutti precari, scafati e amanti della verità. Sei un genio Fallacara, pur usando pseudonimi per sfuggire al confronto, quello vero non virtuale. Hai creato la giusta aspettativa nei tuoi lettori. Pendono tutti dalle tue labbra, in attesa di vedere svelato l’ottavo mistero del giornalismo pugliese, quello al netto di te e dei tuoi supporter, fatto solo da figli di qualcuno, ricchioni e venduti. Saresti stato più credibile se non avessi annunciato lo show il giorno prima sulla tua ormai celeberrima pagina Facebook.

Peccato, avremmo creduto anche noi alla tua verità. Hai ragione, dovrei essere sottoposto al Consiglio di disciplina per le cose immonde che abbiamo pubblicato sul nostro giornale, quelle che hanno portato ad arresti eccellenti, a inimicarci il potere o semplicemente ad aiutare la povera gente a risolvere piccoli o grandi sciagure umane. E che dire dei trimoni, delle zoccole e della merda usati nei titoli di alcuni nostri pezzi oltraggiosi al pubblico pudore? Se qualche screenshot ti è sfuggito possiamo procurartelo noi. Un’offesa al vero giornalismo, quello che facciamo senza peli sulla lingua, perdendo tanti amici ogni giorno. Fallacara, rinnoviamo l’invito a un confronto pubblico. Porta tu la telecamera e il pubblico applaudente. Non siamo vittime e nemmeno carnefici, esattamente come non lo sei tu. Ma stai tranquillo, perché tanto questo pseudo editoriale del figlio precario della signora dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia non lo leggerà nessuno.

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