L’Appello per la cultura a Bari proposto quel manipolo di “radical chic” che protestano contro la gestione del settore è soprattutto una richiesta di regole uguali per tutti. La cultura non può e non dovrebbe avere canali di finanziamento privilegiati a favore di pochissimi. A volte, infatti, viene il sospetto che non si vogliano mettere paletti precisi in favore di concessioni e deroghe varie. Escamotage meno percorribili se dovesse essere approvato il regolamento comunale, ormai sepolto in un cassetto dal 1999, tirato fuori all’epoca in cui il professor Paolo Ponzio tentò di spolverarlo, ma poi risistemato sotto una pila di altri documenti, tutti più importanti.

La frase che ci ha maggiormente colpito – si dice così – in mezzo alla stragrande maggioranza di ovvietà pronunciate dall’assessore comunale alle Culture Silvio Maselli nel faccia a faccia con gli scontenti della Cultura barese, è stato il solito piagnisteo sulla mancanza di risorse economiche: “Con questi soldi impossibile fare di più”. Lasciamo per un attimo da parte l’approfondimento sul fatto che i baresi possano o non possano volere quello che di quei pochi soldi si fa. Di denari e di possibilità, però, ce ne sono anche altri. Risorse e programmazioni che potrebbero essere attivati se solo ci fosse la volontà di farlo in maniera costante, non solo quando ci sono da deliberare certi progetti.

Succede in occasione dell’approvazione in Giunta (a maggioranza) di “Bari per Bari”, progetto presentato da Roberto Ricco, ex presidente di Puglia Creativa particolarmente gradito alla gestione culturale di vendoliana memoria. Iniziativa proposta nel 2015 per il 2016, fuori dalle pieghe del “maledettissimo” bilancio comunale, dei vari patti di stabilità – che poi portano all’instabilità culturale – poste in gioco e supercazzole burocratiche. Sia chiaro: non stiamo giudicando la bontà del progetto, ma le modalità con cui è stato “trattato”. Come sappiamo, il Comune si è dotato dello strumento del bando per finanziare le aziende creative e gli eventi che queste organizzano. Il progetto in questione, invece, viene accolto senza che ci siano bandi in corso. Nella delibera allegata al pezzo, infatti, si legge: “Prenotare dunque la spesa di 35.000,00 euro sul Cap. 11212, centro di costo 340, del Bilancio di previsione 2016”. Cosa vogliamo dimostrare con questo? Semplice: che ci sono vincoli che possono essere aggirati e che c’è un bilancio pluriennale su cui quindi prenotare i capitoli di spesa. I 35.000,00 euro sono “prenotati” sullo stesso capitolo del bando per le attività 2016, aggirando le poche e “fragili” regole di cui il Comune si è dotato.

La decisione di far finanziare il progettino anche dalla Regione, poi, facendolo addirittura proprio (cioè del Comune), dimostra senza alcun dubbio, che quando ci sono le volontà molte cose si possono fare. Dimostra anche che non è affatto vero che le tempistiche di approvazione del Bilancio sono immodificabili, così come non è necessariamente vero che i tempi dei bandi senza soldi sono “corti”.

Abbiamo deciso di iniziare da qui un percorso, dati alla mano, per evitare il proliferare dei figli della cultura e dei figliastri messi ai margini per i motivi più disparati. In molti stanno chiedendo confronti e regole sul tema della cultura (è di queste ore una lettera delle tre sigle sindacali e Agis sul tema). L’assessore Maselli vorrebbe da tutti “stima incondizionata” ma, per questo, sarebbe bene iniziare ad essere più onesti, sinceri e propositivi.

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