Quando ci siamo visti, a luglio scorso, ho capito che avevi una marcia in più, che il pugilato quella vita maledetta da cui sei uscito completamente, la storia te l’aveva cambiata davvero. Piano piano il rapporto tra giornalista e pugile è diventato qualcosa di più. Ieri sera, nello spogliatoio, mi hai chiesto se fosse venuto a vedere l’incontro l’amico o il giornalista e poi hai detto una cosa che mi ha onorato: «Se non stai lavorando accompagnami sul ring insieme alla mie persone più care». Mi sono commosso. Lo ammetto. Mi hai spiazzato come hai fatto con il tuo avversario, che certamente non s’aspettava un match così duro. So che quel tratto di pochi metri, che va dallo spogliatoio al ring, significa molto per voi. In quei pochi secondi si raccolgono le energie, si cerca la concentrazione, gli stimoli. Timido come pochi davanti alla telecamera; agile, determinato e sicuro sul ring. Ieri ho finalmente capito perché ti chiamano il gladiatore del Libertà.

Sì, il Libertà, il quartiere che non ha smesso di urlare il tuo nome ogni volta che affondavi un gancio o un montante, oppure quando Maokola colpiva il bersaglio e tu non riuscivi a schivare (pochissime volte a dire il vero). Sulla tua vittoria ci avrei scommesso, perché nei tuoi occhi, mentre cercavi l’approvazione di chi ti stava intorno, di chi entrava a darti il suo in bocca al lupo, ho visto convinzione, voglia e un pizzico di paura, quella che fa tirare fuori il coraggio di risolvere le questioni in sospeso. Ieri, molto probabilmente, hai scritto definitivamente la parola fine su quel pezzo maledetto di vita che ti ha fatto diventare uomo; su quel pezzo di vita che ti ha chiesto il conto e tu hai pagato senza sottrarti, come sempre. Quel titolo italiano e chissà che altro, ti aspetta. Vattello a prendere gladiatore.

Elena, tua sorella, ha pianto mentre ti accompagnava sul ring portando in mano la bandiera dell’Italia; Maria, la tua fidanzata, ha tirato un sospiro di sollievo, quando ha capito che avevi il match in pugno e non avrebbe dovuto metterti troppo ghiaccio in faccia. Il ragazzo difficile del quartiere Libertà ha vinto il titolo mondiale Youth Ibf. Francesco Lezzi, invece, s’è ripreso la sua vita, il suo futuro. Auguri gladiatore, auguri amico mio.

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